Brindisi, ai domiciliari, ma col braccialetto elettronico dopo la tentata rapina a Oria

Gianluca Lorè
Gianluca Lorè

Se ne torna a casa, nonostante la condanna a un anno di carcere per la tentata rapina ai danni della gioielleria “Re Mida” di Oria del 22 giugno 2013, ma con un braccialetto elettronico al polso per essere tenuto sotto controllo. Di questo caso, primo nel Brindisino, è protagonista il 30enne Gianluca Lorè, residente nel capoluogo, che tentò per l’appunto, assieme alla 39enne Teresa Crisafi, residente a Bologna e di origine siciliana, di svaligiare l’oreficeria.

La donna entrò dalla porta blindata aperta dalla titolare dell’attività commerciale e, una volta all’interno, attese, mostrando evidenti segni di impazienza, che il suo complice che arrivasse. Il comportamento della finta cliente insospettì la titolare che, notato Lorè sull’uscio, negò a questi l’accesso.  Nel frattempo, Crisafi le puntò un taglierino alla gola per costringerla ad aprire. Ne scaturì una colluttazione fino a quando non arrivò il marito della gioielliera a mettere in fuga i rapinatori, che fuggirono a bordo di una Lancia Y guidata da un terzo complice.

I carabinieri sono successivamente riusciti a risalire dapprima a Crisafi, raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare mentre già si trovava in carcere nel capoluogo emiliano, poi a Lorè, che intanto era stato anche sorpreso dalla polizia nel parcheggio del centro commerciale Auchan mentre provava a rubare un’auto.

Lorè, condannato con rito abbreviato e reo confesso della tentata rapina, tenuto conto dello sconto di pena di un terzo previsto dal decreto “svuota carceri”, deve scontare un anno di reclusione, ma ieri per lui si sono riaperte le porte di casa, dove ora si trova in regime di detenzione domiciliare. Il braccialetto al polso servirà alle forze dell’ordine per seguirne i movimenti.

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