Oria, stangata Tasi ok, maggioranza salva, infine il sindaco a muso duro contro il segretario generale/I DETTAGLI

10629862_803510466335803_3674480439268827615_ndi Eliseo Zanzarelli

Cominciamo dalla fine per fugare ogni dubbio: il sindaco di Oria non le ha mandate a dire al segretario generale del Comune e, al di là delle comprensibili difese a posteriori, sono anche volati degli insulti. Sciolta la tensione del Consiglio appena terminato e memore dei recenti alterchi, Cosimo Pomarico ha perso le staffe, appena fuori dall’aula consiliare, davanti al pubblico, ai consiglieri e alla stampa, prendendosela con il massimo dirigente del Comune, Antonio Missere, dopo un diverbio tra quest’ultimo e la responsabile del settore Ragioneria, Angelica Sabba. In circolazione potrebbe addirittura esserci qualche documento audio-video (non appena ne dovessimo entrare in possesso, cioè a stretto giro, valuteremo se pubblicarlo o meno) che testimonia l’accaduto, qualcosa che – a nostro sommesso avviso – quali che siano i retroscena e i motivi scatenanti, per quanto validi, non dovrebbe mai caratterizzare le istituzioni.

Non  è stato questo, però, il punto più importante della seduta delle assise andata in scena da ieri pomeriggio alle 16,25 a ieri sera alle 20,15 circa. L’aspetto che interessa e coinvolge da vicino i cittadini è quello della Tasi, con la nuova aliquota che, alla fine, è stata approvata allo 0,19, anziché il paventato 0,23: un dato che, grazie anche alla fattiva collaborazione di parte della minoranza (assente Pino Carbone, fuoriuscito Ermanno Vitto, votante a favore Gianfranco Sorrento), consente di fatto all’amministrazione guidata da Pomarico di tenersi in piedi e, al contempo, scongiura l’arrivo di un commissario prefettizio. La discussione in sala consiliare è stata fitta e a tratti anche qualificata, con il primo cittadino che sin dal principio – preso atto di non disporre più di una maggioranza numerica – ha impostato il tutto sul senso di responsabilità non dei propri consiglieri, ma dell’intero Consiglio eletto, a suo tempo, dal popolo.

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Cosimo Pomarico, sindaco di Oria

Che Pomarico e i suoi si sarebbero salvati si è appreso dal clima, relativamente disteso, d’inizio lavori e dalle stesse dichiarazioni del primo cittadino che, a un certo punto, dopo aver ammesso i suoi palesi deficit numerici, ha annunciato che da domani la maggioranza politica potrebbe cambiare. Tradotto: all’orizzonte forse un rimpasto in giunta (oggi tutti gli assessori presenti eccetto il titolare dei Lavori pubblici Gianfranco Durante).

Oltre a questo, Pomarico ha detto a chiare lettere che l’obiettivo di questa amministrazione è arrivare quantomeno alle elezioni regionali del prossimo anno, poi potrebbe esserci una fine anticipata del mandato (i maligni sussurrano solo nel caso di elezione in Regione dello stesso sindaco). E se lo stesso sindaco ha promesso, tra una difesa a spada tratta e l’altra, la prossima pubblicazione di un elenco delle cose fatte, a dispetto delle critiche, l’opposizione ha anticipato la pubblicazione di un elenco antitetico delle cose non fatte e delle cose fatte male, quando non illecitamente.

Si è registrato, a questo proposito, un acceso scambio di battute tra il consigliere di “Oria è” Tommaso Carone – eletto nelle fila della maggioranza, poi defilatosi – e lo stesso sindaco, con il primo a far presenti alcuni presunti profili d’illegittimità nell’azione di governo cittadino e il secondo a sfidarlo: “Denuncia tutto alle autorità competenti”. Con la discussione ormai finita e gli animi ancora surriscaldati, si è giunti sul far della sera al fatidico momento della “conta”. Da una parte l’opposizione priva dell’appoggio di Carbone (assente, pare per impegni di lavoro), Vitto (andatosene, a un certo punto, per impegni di lavoro) e Sorrento (schieratosi “responsabilmente”, a suo dire e a seguito di un’articolata dichiarazione di voto, con la sua ex maggioranza); dall’altra, i sostenitori di Pomarico: Giancarlo e Mauro Marinò, Domenico D’Ippolito, Emilio Pinto, Tony Fullone, Francesco Biasi, Antonio Metrangolo (presidente del Consiglio comunale), con il voto del sindaco a far da ciliegina sulla torta della Tasi. Risultato: 9 a 6 per i secondi e stangata servita sul piatto dei cittadini. Si paga in due “comode” rate: una il 16 ottobre, l’altra il 16 dicembre.

il segretario generale del Comune di Oria, dottor Antonio Missere
il segretario generale del Comune di Oria, dottor Antonio Missere

Ciò, dopo che lo scorso maggio, assente l’allora maggioranza, la minoranza aveva approvato un’aliquota pari a zero. Da zero a 0,19 il passo è stato lungo e travagliato, ma alla fine c’è stato. Se fosse arrivato il commissario, con i noti problemi economici che – a causa anche di spese finora allegre – attanagliano il Comune di Oria, forse la batosta sarebbe stata anche peggiore, meglio assestata. Se si pensa che questa non era neppure l’ultima e più impegnativa tappa per la sopravvivenza dell’amministrazione Pomarico, vien da sé immaginare che l’approvazione del Bilancio preventivo – entro il 30 settembre – potrebbe essere ancora più faticosa. Insomma, se ne potrebbero vedere delle belle. O delle brutte, a seconda dei punti di vista, come l’antipatico siparietto tra il segretario generale Missere e il sindaco.

Il casus belli, l’origine della contesa? Un diverbio, per nulla simpatico, ma entro i confini della civiltà, tra il dirigente e la responsabile della Ragioneria Sabba. Oggetto del contendere: la delibera relativa alla nuova aliquota Tasi, che il segretario ha chiesto alla funzionaria di redigere entro il 10 settembre. Poi è sopraggiunto il primo cittadino e il bon ton è andato a farsi benedire. La cosa più educata rivolta a Missere è stata la seguente: “Tu devi portare rispetto alle persone e ai funzionari”. Il resto in tivù sarebbe stato coperto da diversi “bip“.

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