Francavilla, caos pronto soccorso: 43 pazienti, un medico e due infermieri. E uno dei codici rossi non ce l’ha fatta

Pronto-soccorso-CamberlingoUno dei due codici rossi alla fine non ce l’ha fatta: se sia stato a causa della scarsa o tardiva assistenza, non è dato sapere. C’è un dato: non ce l’ha fatta. Non importa neppure quale fosse la sua patologia, di sicuro al pronto soccorso dell’ospedale Dario Camberlingo, la notte scorsa tra il 7 e l’8 gennaio, è stato nuovamente il caos: 43 pazienti e ore di attesa, soltanto un medico di turno e due infermieri. Diversi tra gli utenti hanno desistito e si sono recati altrove. Stando ad alcune testimonianze, in diversi momenti si è addirittura sfiorata la rissa tra disperati alla ricerca di assistenza sanitaria. C’è chi ha avuto paura per sé e per il parente o conoscente che accompagnava.

Che il reparto di primo intervento del nosocomio francavillese fosse in difficoltà – per usare un eufemismo – si è già scritto nei giorni scorsi. Che le istituzioni – con in primis il sindaco e presidente della Provincia di Brindisi Maurizio Bruno – si stiano interessando della questione, anche.

Ma quella di medici, paramedici e ammalati, oltre che dello stesso presidio, è un’agonia che sembra proprio destinata a non finire in assenza di provvedimenti adeguati. E immediati.

La discussione si sviluppa da giorni in “piazza” e sulla pagina facebook Francavilla Fontana VistadaTE, ma ogni giorno sembra assumere connotati sempre peggiori, arricchendosi di testimonianze da brivido. Come questa: «Quando sono arrivato per il mio parente (con codice rosso), essi – l’unico medico e i due infermieri, Ndr – avevano già in gestione 1 codice rosso.  Ovviamente con due persone in pericolo di vita (di cui una è deceduta questa mattina!) la gente poco ci è mancato che buttava giù la porta… Sinceramente c’è stato un punto in cui ho avuto paura. Non c’era una guardia giurata, né sono intervenuti vigili o carabinieri. Oltre gli utenti che reclamavano per la visita vi erano i parenti dei due codici rossi che tentavano di entrare nella sala del P.S.».

Un pronto soccorso in queste condizioni non può essere neppure definito “pronto” e, a ben guardare, neppure “soccorso”. Se in ambito scientifico i numeri e la statistica sono importanti, è opportuno che si provveda quanto prima a porvi rimedio. Dei due codici rossi, uno non ce l’ha fatta. Magari non ce l’avrebbe fatta comunque, ma questo adesso non si può sapere e in questa sede neanche importa. Diverse altre persone hanno atteso per ore e non sono state nemmeno visitate. Altre se ne sono proprio andate.

E se i codici rossi fossero stati e fossero in futuro più di due?

 Se il personale non ha colpe – come sembra, essendo a sua volta in enorme difficoltà – e i pazienti non hanno colpe, allora di chi sono le colpe? Di chi dovrebbe darsi una mossa in un modo qualsiasi purché fosse. E anche alla svelta.

E.Z.

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