L’allarme della Procura nazionale antimafia: i tagliagole dell’Isis potrebbero entrare in Italia dai porti pugliesi

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Lo ripetono come un mantra: “Arriveremo a Roma”, “Arriveremo in Italia”, “Coloreremo il Mediterraneo di sangue italiano”. Minacce che si fanno via via più frequenti. E perché no, sempre più concrete. I tagliagole dell’Isis ora sono vicini. Sono in Libia. E puntano a nord. Vogliono arrivare a Roma, e stanno cercando un modo, una via, una falla nel sistema di sicurezza, lungo il confine, per sbarcare in Italia. I media parlano di possibili infiltrati nei barconi di disperati che approdano a Lampedusa. Ma queste sono ipotesi buone per i Salvini di turno, buoni a rastrellare consensi vomitando odio sugli ultimi della terra, ma poco utili alla sicurezza nazionale.

L’intelligence, quella vera, sa che il Califfo non imbarcherebbe i suoi uomini su carrette del mare che affondano una volta su due nel tragitto fra la Libia e la Sicilia. Per la Procura nazionale antimafia sarebbero i porti pugliesi, e in particolare quello di Bari, “un comodo ingresso nei Paesi europei anche per terroristi islamici”. È scritto nella relazione annuale della Procura Nazionale Antimafia, fra le cui righe si fa cenno all’ipotesi d’infiltrazioni terroristiche definendo l’ipotesi – già lanciata mesi fa dal Ministero dell’Interno – “inquietante”. Di tale possibilità si era già discusso lo scorso settembre, quando fra i punti sensibili di infiltrazione furono indicati dal Viminale proprio il porto di Bari e quello di Brindisi. Da qui la decisione di intensificare i controlli.

Proprio in quei giorni la polizia arrestò nel porto di Bari una donna proveniente dalla Grecia che nella sua auto trasportava cinque persone di nazionalità siriana con documenti falsi: si spacciavano per italiani, ma evidentemente non lo erano. La soglia d’allarme insomma si alza, e con essa deve essere sollevata la guardia. Il rischio è concreto: ora più che mai.

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