Il figlio ha la febbre a 40: il farmacista nega farmaci urgenti alla mamma immigrata

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Il codice deontologico dei farmacisti parla chiaro. Articolo 4 comma 2: “Il farmacista deve offrire la massima disponibilità e cortesia e prestare il soccorso consentito dalla legge e suggerito dai sentimenti di umana solidarietà”. Comma 3: “Il farmacista deve sempre ricordare che la professione è costantemente finalizzata alla tutela dello stato di salute e alla conservazione del benessere fisico e psichico della persona, nel rispetto dei diritto fondamentali della persona”. Insomma, il farmacista deve anteporre sempre e comunque il benessere della persona a qualunque altro interesse. Anche, e soprattutto, quando quando la persona in questione è un bambino con la febbre a 40; anche e soprattutto quando l’altro interesse è il suo guadagno: pari a 10 euro.


Eppure sembra proprio che a Erchie queste semplici regole non deontologiche, ma di buon senso, di semplice umanità, siano state invertite da un farmacista del posto che, temendo di perdere 10 euro, ha negato a una mamma extracomunitaria farmaci urgenti prescritti dal medico per curare il figlioletto con la febbre altissima. A raccontare l’epsodio, definito “increscioso” per ricorrere a un eufemismo, è lo stesso sindaco di Erchie Giuseppe Margheriti, che non nasconde tutta la sua indignazione per una vicenda che sfiora l’assurdo.

Giuseppe Margheriti, ex sindaco di Erchie
Giuseppe Margheriti, ex sindaco di Erchie

“Erano circa le nove – spiega Margheriti – quando è venuta una signora extracomunitaria a casa mia, da tempo residente ad Erchie con la famiglia e con i propri figli, inseriti benissimo nel nostro tessuto sociale, già da anni infatti, frequentano la nostra scuola e non hanno mai lamentato problemi di emarginazione o di razzismo fino ad oggi, lamentandosi di un comportamento poco corretto ricevuto da una farmacia locale. Mi ha raccontato infatti, che aveva il figlio con la febbre a quaranta e recatasi alla guardia medica essendo domenica gli ha prescritto delle ‘medicine urgenti’ con la ricetta bianca.


“Una volta in farmacia – prosegue il primo cittadino – gli è stato chiesto il pagamento del farmaco di circa dieci euro, e, siccome ne era momentaneamente sprovvista, aveva chiesto al farmacista, se lasciando i propri documenti di riconoscimento per una maggiore tranquillità, fosse stato possibile anticipare il ‘farmaco urgente’ in quanto il marito era a lavoro e appena rientrato per l’ora di pranzo sarebbero andati a saldare il debito. Risposta: “Signora vada quando avra i soldi ritorni’. Solo la solidarietà di una sua conoscente gli ha permesso di acquistare i farmaci urgenti per le cure del proprio figlio. Io mi chiedo: c’è un codice deontologico? E ammesso che non ci sia, c’è un obbligo o un dovere morale? Mi chiedo ancora, anche per i farmacisti (come per gli altri medici) vale il giuramento di Ippocrate?”.

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