Oria, non fu voto di scambio: assolti l’ex presidente del Consiglio e tutti gli altri imputati

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Non fu voto di scambio: assolti perché il fatto non sussiste l’ex presidente del Consiglio comunale di Oria, Antonio Metrangolo, e tutti gli altri imputati del processo scaturito da un esposto anonimo a seguito delle elezioni amministrative del 2011, quando – era la tesi dell’auto e poi della Procura – il politico (militare della guardia di finanza) avrebbe dispensato alcuni buoni carburante da dieci euro in cambio, per l’appunto, delle preferenze elettorali. Una cosa che non sarebbe esistita, almeno a leggere il dispositivo della sentenza di assoluzione con formula piena emessa dal giudice onorario del Tribunale di Brindisi Raffaella Lopane dopo che il pubblico ministero Raffaele Casto aveva chiesto per Metrangolo otto mesi di reclusione, mentre per gli altri cinque un’assoluzione considerata la lieve entità del fatto.

Le difese – sostenute dagli avvocati Roberto Palmisano (difensore di Metrangolo, Fernando Dell’Aquila, Giuseppe De Gaetani), Pasquale Fistetti (Ubaldo Patisso, Roberto Memmola) e Raffaele Pesce (Donato Ottaviano) – sono riuscite insomma a dimostrare l’estraneità ai fatti dei propri assistiti e la farraginosità delle indagini. Come detto, i fatti risalgono alla campagna elettorale di quattro anni fa, con Metrangolo (Noi Centro con Ferrarese) che lo spoglio decretò come il più suffragato dell’intera sua coalizione di centrosinistra allargato (cosiddetto Laboratorio Brindisi) che faceva capo al candidato sindaco Cosimo Pomarico, che quelle elezioni le vinse al primo turno sullo sfidante di centrodestra Pino Carbone. Grazie all’ottimo risultato elettorale, Metrangolo fu poi eletto dai colleghi consiglieri presidente delle assise comunali.

Ad appena qualche giorno dalla tornata elettorale, ecco che in Procura approda una segnalazione anonima contenente precise accuse nei confronti del neopresidente. Da lì i carabinieri e il pubblico ministero partirono per fare chiarezza sulla vicenda. Il castello accusatorio poggiava sulla tesi secondo cui Metrangolo avesse «dato, offerto o promesso illecitamente utilità ad uno o più elettori, con l’aggravante della continuazione». Si trattava, nello specifico, di buoni carburante da dieci euro l’uno riscossi presso il distributore Agip di via Manduria.

Nelle caserme dell’Arma e negli uffici giudiziari di Brindisi sfilarono numerosi testimoni oltre alle persone sottoposte a indagini. Tra essi anche il benzinaio, che ammise di conoscere le persone indicategli da investigatori e magistrato inquirente, ma di non essere in grado di fare alcun collegamento tra la campagna elettorale in corso e un asserito incremento dei buoni carburante in quel periodo. Nessuno dei testi ha dichiarato, inoltre, di non aver mai preso alcuno di quei buoni né, tantomeno, di aver notato Metrangolo consegnarli a qualcuno.

A complicare il tutto, poi, il campo profughi che proprio nella primavera del 2011 era stato allestito lungo la strada provinciale che collega Oria e Manduria: con le forze dell’ordine a presidiare 24 ore su 24 il Cara, era molto più difficile risalire inconfutabilmente al titolare originario dei buoni spesi in quella specifica area di servizio. Sta di fatto che, però, nel settembre 2013 il pm ottiene il giudizio per tutti gli indagati, fino a quando a processo non chiede otto mesi per l’imputato principale e l’assoluzione per gli altri. Il giudice onorario ieri ha però mandato assolti tutti, compreso l’ex presidente del Consiglio, ricandidatosi nelle fila di Ncd alle elezioni del 2015 e risultato il primo dei non eletti. Le precise motivazioni della sentenza si conosceranno entro i prossimi 90 giorni.

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