Omicidio di Natale in famiglia, oggi l’autopsia. Un anno fa una lettera di minacce

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Dopo l’omicidio (preterintenzionale) di Natale, seguito all’ennesima lite, emergono nuovi particolari sul rapporto tra i due cognati di Ceglie Messapica Giancarlo Zaccaria, 30enne, e Patrizio Laveneziana, 45enne. Quest’ultimo – detenuto in permesso premio di tre giorni proprio per trascorrere il Natale in famiglia – ieri ha sparato il primo colpendolo alla coscia e compromettendogli l’arteria femorale: Zaccaria è deceduto in seguito in ospedale a Brindisi. Un anno addietro, Zaccaria aveva inviato una lettera alla moglie di Laveneziana perché lo avvisasse che quando sarebbe uscito dal carcere a suo marito gliel’avrebbe fatta pagare.

Al centro dei dissidi, da parte di Zaccaria questioni familiari legati all’assistenza di un parente diversamente abile, da parte di Laveneziana i precedenti penali di Zaccaria – condannato per spaccio – con il quale non voleva intrattenere alcun rapporto. Sta di fatto che ieri, dopo pranzo, Zaccaria si è diretto verso casa di sua sorella – zona 167 di Ceglie – accompagnato da un altro cognato, probabilmente per un chiarimento. Un chiarimento che però non c’è stato, anzi. Lavaneziana, che all’arrivo di Zaccaria si trovava al piano superiore, dopo aver udito dal pianoterra le urla della moglie, si è precipitato di sotto con in pugno un revolver calibro 38 (legalmente detenuto) e ha affrontato il cognato. Ad assistere alla scena anche il figlio neonato della coppia, che era tra le braccia della madre, gli altri fratellini minorenni e un cugino, pare il figlio di appena tre anni che Zaccaria aveva avuto dalla relazione con la sua ex compagna.

Stando a quanto raccontato da Laveneziana ai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, guidati dal capitano Diego Ruocco, Zaccaria gli avrebbe assestato due ceffoni innescando la sua reazione e lo sparo. Colpito alla gamba, Zaccaria si è trascinato in strada, ma a un certo punto si è accasciato in preda a una copiosa emorragia. Traportato nel nosocomio del capoluogo, è spirato intorno alle 17. Il cognato si era intanto costituito presso la stazione dei carabinieri di Ceglie, consegnando loro anche l’arma del delitto. Al pubblico ministero Valeria Farina Valaori, difeso dall’avvocato Giovanni Mucci, ha raccontato l’accaduto e in più occasioni ha pianto: a suo carico finora nessun precedente, oggi un omicidio preterintenzionale (oltre l’intenzione) che pesa come un macigno. Oggi alle 15 sarà eseguita dal medico legale Antonio Carusi l’autopsia sul corpo della vittima.

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Patrizio Laveneziana
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Giancarlo Zaccaria

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