La voragine si è riaperta: proclami e idee non bastano; quanto è esteso e pericoloso quel vuoto?

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Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur; mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Lo diceva Tito Livio, vale tutt’oggi. E, così, il maledetto foro apertosi ieri sera nel manto stradale di via Roma, a due passi da piazza Umberto I, in quel di Francavilla Fontana, poi colmato e ricoperto alla bell’e meglio, a distanza di sole 24 ore, si è già riaperto. Il sottosuolo cavernoso della Città degli Imperiali ha risucchiato il riempimento provvisorio ed evidenziato nuovamente la lacuna, il vuoto che alberga negli inferi – neanche troppo profondi – del basolato. La voragine, dunque, è ancora là, a due passi dall’ex Caffè Italia, di fronte a Oronzo il tabaccaio e a pochi metri dal Giba, dalla fontana e dall’orologio, simboli essi stessi del cuore pulsante di una città, quella degli Imperiali, che da una parte fatica, dall’altra si diverte e dà un senso alla fatica propria e a quella altrui. Un centro, Francavilla, che a essere risucchiato proprio non ci pensa, e ci mancherebbe altro. Ma stasera, dopo gli annunci, le ipotesi, le idee e i proclami, eccolo qua punto e a capo. La voragine è ancora là: quanto è vuoto quel vuoto, per quanto si estende? Ma, soprattutto, quanto è davvero pericoloso? Quanto chi ci passa, in auto o a piedi, può starsene tranquillo? Domande semplici, risposte certe, invece, nessuna. Chiudere, non chiudere, attendere, temporeggiare. Intanto si spera che non siano delle risate, dei discorsi o un vuoto a seppellirci, ovviamente dopo averci risucchiato.

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