Droga dal Centro Europa al Brindisino, condannati madre e figlio

nferenza stampa procura carabinieri

Droga dal Centro Europa alle province di Brindisi e Lecce. Nessuna associazione per delinquere e patteggiamento a due anni e otto mesi per il 47enne Raffaele Trisolini (armi e droga) e un anno e otto mesi per sua madre 80enne Maria Immacolata Di Maggio (solo armi), tutti e due di Oria e tutti e due finiti nell’inchiesta sfociata nell’operazione “Finibus”, condotta lo scorso anno dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana. Ieri, 5 luglio 2016, si è celebrata l’udienza preliminare dinanzi al Gup del Tribunale di Lecce.

La donna, nonostante l’età, si era caricata il fardello di nascondere le armi del sodalizio, non a caso poi trovate (un fucile e una mitraglietta Skorpion) nel materasso di un divano letto a casa sua.

Nel corso dell’udienza, presenti i pubblici ministeri della Dda Alberto Santacatterina e Valeria Farina Valaori, tutti gli altri imputati, che dovranno difendersi anche dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina, hanno invece avanzato richiesta di essere ammessi al rito abbreviato, per il tramite dei difensori Pasquale Annicchiarico, Ladislao Massari e Giancarlo Camassa.

Si tratta di: Francesco Trisolini, fratello 52enne di Raffaele e figlio della signora Di Maggio, e della moglie Patricia Van Hell, 44 anni originaria dei Paesi Bassi, Patrizio Perrone, 56enne di Torchiarolo, sua moglie Mariagrazia Mileto, 52enne di San Pietro Vernotico, loro figlia 31enne Francesca Perrone, Daniele Risonola 41enne di Mesagne, Semira Rugigero 47enne sua compagna e Simone Nucera, 30 anni di Oria.

Tutto cominciò nel marzo 2015, quando una 29enne di Oria fu arrestata in flagranza dopo essere stata trovata in possesso di un ingente quantitativo di hascisc. I carabinieri decisero allora d’intercettare sua madre Semira Ruggiero. Man mano le intercettazioni, gli appostamenti e i pedimanenti vengono estesi ad altri sospettati ed emerge uno scenario incredibile di viaggi all’estero e di traffici: ogni chilo di coca era pagato 36mila euro nel Centro Europa (in particolare in Germania e Olanda) per poi essere rivenduto nel Salento a un prezzo 20 volte più alto.

Il 31 luglio 2015, i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Città degli Imperiali attendono al varco e fermano alle porte di Francavilla Fontana Francesco Trisolini e sua moglie Paticia Van Hell: in un doppiofondo della loro Peugeot scovano ben 40 chili di cocaina. Arrestati entrambi, Trisolini tenta di scagionare la moglie e comincia a collaborare, contribuendo a ricostruire dinamiche e protagonisti di quella che per investigatori è un’organizzazione criminale. Successivamente, ecco altri arresti e altri indagati. Il processo passa per competenza a Lecce, sede della Dda diretta da Cataldo Motta. Ieri l’udienza preliminare, con il Gup Vincenzo Brancato che ha accettato la pena su richiesta e condannato di Raffaele Trisolini e di sua madre e con gli avvocati che hanno avanzato istanza di abbreviato. La prossima udienza è stata fissata per il 13 ottobre.

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