Nessuna truffa, assolto con formula piena il titolare di un noto bar

avvocato tribunale toga

Il fatto non sussiste. Con questa formula il giudice del Tribunale di Brindisi Francesco Cacucci ha assolto ieri – 18 luglio 2016 – il 41 M.D.V., titolare di un noto locale pubblico di Oria, dall’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Un’accusa che gli era stata mossa dalla Procura della Repubblica, in nome e per conto della quale il pubblico ministero onorario, avvocato Barbara Rizzato, aveva chiesto per lui la condanna alla pena di un anno di reclusione.

La faccenda, poi sfociata a processo, cominciò nella primavera 2011, quando i militari della guardia di finanza della compagnia di Francavilla Fontana, nel corso di una verifica fiscale, trovarono nel bar del 41enne tre lavoratori in nero. La società in nome collettivo che faceva capo al 41enne aveva in precedenza chiesto e ottenuto complessivamente circa 174mila euro tra contributo in conto capitale (a fondo perduto), finanziamento a tasso agevolato e contributo in conto gestione (a fondo perduto).

Secondo i finanzieri e poi anche secondo il Pm quei soldi erano stati ottenuti grazie ad artifizi e raggiri, poiché quella manodopera non regolarmente assunta sarebbe stata in conflitto con la normativa di riferimento. Gli avvocati di fiducia dell’imputato, Giuseppe Pomarico e Fortunato Calò del foro di Brindisi, sono però riusciti a dimostrare come in realtà il loro assistito non avesse indotto in errore “Sviluppo Italia Spa” – soggetto erogatore dei 174mila euro, costituitosi parte civile – in quanto al momento della richiesta e dell’ottenimento del denaro pubblico era perfettamente in possesso dei requisiti di legge.

Nessun ingiusto profitto percepito in maniera truffaldina, dunque, ma tutt’al più soltanto i profili giuslavoristici – di natura civilistica – connessi ai dipendenti sorpresi senza contratto al momento del controllo da parte delle fiamme gialle. Il giudice, nel corso dell’ultima udienza celebrata ieri, non ha tenuto conto della richiesta della pubblica accusa e ha invece concordato con le tesi esposte dal collegio difensivo, così ponendo fine al calvario che, suo malgrado, ha dovuto affrontare il titolare dell’esercizio.

 

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