Mattia, 24 anni, dall’Alberghiero alla cucina di Costa Crociere: «Vivo un sogno, l’Italia è lontana»

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Mattia Frisenda

Quando leggerete questo pezzo, sarà già lontano dall’Italia, in navigazione verso la Corea. Il suo lungo viaggio sarà cominciato il 7 novembre e durerà sei mesi, in attesa di poter rimettere i piedi sulla sua terra e riabbracciare la sua famiglia.

Avrà parecchio da fare, forse poco tempo per pensare: le energie e tutta la passione che si porta dentro, fin da quando era bambino, saranno concentrate sulla sua cucina.

Lui si chiama Mattia Frisenda, ha 24 anni, un diploma alberghiero come cuoco ottenuto nel 2011 al “Sandro Pertini” di Brindisi, orgogliosamente con il massimo dei voti.

15170828_1355404784505742_6457169385892751513_nQuando gli chiediamo come nasce questa passione, ci spiega della lunga gavetta che ha voluto sostenere fin dal secondo anno di scuola per poter raggiungere una tecnica e una preparazione sempre più solide. Poi, però, si ferma un attimo e ci ripensa: un lungo sorriso per raccontare che, in realtà, lui cuoco si è sentito da sempre. Fin dai Natali della sua infanzia, quando, la notte della vigilia, aspettava Santa Claus sperando che i suoi regali fossero giochi per cucinare, dai fornetti, alle torte di plastica da decorare, agli attrezzi da cucina colorati, alla divisa bianca da chef.

Forse quell’emozione lo accompagna ogni notte prima di cominciare una nuova sfida: come quando, ad appena 15 anni, in un villaggio turistico Alpitour in Calabria, indossa per la prima volta la divisa da cuoco professionista; o quando, dopo il diploma, gira tutto il Salento lavorando con i più famosi chef della provincia di Lecce. Ma la notte più importante arriverà nel 2013, quando conosce Costa Crociere e decide di partecipare a un concorso durissimo. La posta in gioco è alta: Mattia è in corsa per ottenere il posto da cuoco di bordo. Quella è una notte fatta di ricette, tecnica e sogni: i tre ingredienti propri del suo essere che lo portano a vincere. Oggi le cucine di Costa Crociere sono diventate la sua casa, e lui ha assunto il ruolo di Capo Partita.

La vita a bordo talvolta non è facile, e il pensiero è sempre rivolto ai suoi cari, e ai nonni in particolare. Mattia sa di aver rinunciato alla possibilità di lavorare in una delle quattro aziende di famiglia, ma sa che tutto ciò che c’era da fare era seguire il proprio cuore.

Come dovrebbero fare, dice, tutti i ragazzi che hanno un sogno grande da realizzare.

Con i colleghi: una squadra multirazziale e preparatissima
Con i colleghi: una squadra multirazziale e preparatissima

«In Italia, in qualsiasi attività lavorativa, ma in particolar modo nel settore della ristorazione, facendo gavetta si può crescere, ma molto lentamente e faticosamente, perché il più delle volte si viene solamente sfruttati. Mentre in queste multinazionali, come la mia, in pochi anni se sei bravo riesci a fare veramente dei passi in avanti importanti» afferma, ma tiene a specificare una cosa: «Questo è un lavoro che devi avere nel sangue, non lo puoi improvvisare, perché rischi altrimenti di abbandonarlo già alla prima difficoltà, rimanendo con nulla in mano».

Prima di lasciarlo partire a bordo della nave Costa Fortuna però, non possiamo non fargli ancora una domanda, a proposito di sogni, e lui non ha dubbi: «Io adesso aspiro a diventare un executive chef a bordo!»

Ilaria Altavilla

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