Marialma: precaria in Italia, sous chef in Francia. «Qui è tutta un’altra storia»

Marialma (in primo piano) con i suoi collaboratori
Marialma (in primo piano) con i suoi collaboratori

Mentre la stampa, i telegiornali, l’opinione pubblica continuano occuparsi di questioni politiche sempre più incalzanti, tra referendum, rapporti con l’Europa, crisi economiche e dibattiti tra leader di partito, esiste un’altra Italia silenziosa, under 35, dinamica, orgogliosa, sognatrice e determinata, che osserva da lontano ogni movimento del Paese, sentendosi però col cuore sempre vicino.

È un’Italia di giovani emigrati che spesso viene dimenticata, e di cui difficilmente ci si occupa, presi come si è dalle contingenze sociali all’interno dei confini. Eppure, è un po’ quella parte di cuore italiano che ancora riesce a battere forte, più forte, che non si arrende e crede di poter cambiare le cose. Per questo, almeno noi, realtà locale fatta di gente e di storie della nostra gente, vogliamo continuare a dar loro una voce. Come abbiamo fatto con Damiano, residente in Germania, con Mattia, in giro per l’Oceano con Costa Crociere, oggi racconteremo di Marialma.

Marialma Caliandro è una salentina doc: della sua terra ama da sempre il mare, il cibo, i cieli pieni di stelle. Ha frequentato l’Alberghiero di Fasano, affascinata dal mondo dei fornelli. «Non sono mai stata una studentessa modello: i miei insegnanti spesso mi ricordano il minimo impegno negli studi teorici ma, al tempo stesso, l’enorme forza di volontà e l’amore per la cucina».

S’intuisce subito che è questo “amore” il motore che guiderà ogni azione, ogni scelta della sua vita. «Sì, l’amore, la passione per la cucina è il punto cardine del mio essere – sorride – e ho deciso per questo di partire, ma non solo. Avevo voglia di intraprendere la mia strada ma volevo anche tirare fuori il coraggio necessario per accettare le sfide».

Già, le sfide. Quelle che fanno più paura quando si lascia il nido, pronti a spiccare il volo, ma con quella paura inevitabile di cadere giù. Sfide inimmaginabili fino a che non le vivi, non le sperimenti, e non provi a superarle. «Parlo di sfide perché mi sono dovuta confrontare con una lingua straniera, con nuovi colleghi coi quali la comunicazione non sempre era delle migliori, in una terra straniera».

Il posto incantevole in cui Marialma lavora oggi
Il posto incantevole in cui Marialma lavora oggi

Difficoltà che oggi, a guardarla così felice della sua nuova vita, sembrano essere ormai solo un ricordo. Il posto da cui ci parla è un incantevole hotel immerso nella campagna francese, lo “Chateau de Montvillargenne”, dove è arrivata appena diciannovenne. «Ho cominciato la mia carriera come commis di cucina e proprio in questo posto ho mosso i miei primi passi. Non posso negarlo, ho attraversato stati periodi difficili e faticosi, tante volte sono caduta, ma la forza di volontà mi ha sempre aiutato a rialzarmi».

Marialma parla con noi ma sembra rivolgersi a qualcun altro, sa bene che le sue parole potranno arrivare ad un altro giovane come lei in bilico sulla linea tra partire o restare, o a una madre con un figlio lontano: all’estero ce la si può fare. La prova tangibile è la sua gavetta: «Ho rispettato sempre i miei colleghi, ho avuto la fortuna di avere uno chef che credeva in me e che su di me ha investito. Questo mi ha permesso, qualche anno più tardi, all’età di ventidue anni, di ricoprire l’incarico di sous chef di cucina: sono diventata il braccio destro del capo!».

Traguardi quasi impensabili se paragonati alla lenta, a volte logorante carriera italiana. Probabilmente questo è uno dei motivi per cui ben presto all’emigrazione di Marialma si mescola quella di altri tre ragazzi italiani, da lei selezionati e affiancati, per cui rappresenta una vera e propria leader. Tanti successi che portano sempre impressa la bandiera italiana. Perché i giovani devono per forza andare via, perché anche lei non ha potuto fare altro che salire su un aereo e partire?

«Sono andata via dall’Italia perché non avevo prospettive di crescita professionale. So che i chilometri che ci dividono difficilmente potranno diminuire, anzi semmai aumenteranno, ma è certo che nel mio cuore ci sarà sempre il mio Paese. Essere del Sud, poi, è un legame nel legame: significa gioire quando arrivi e piangere quando riparti, ma con la carica giusta per affrontare altre giornate impegnative».

Gioia e dolore in un percorso a ostacoli in grado di portare i nostri giovani verso la loro realizzazione. Ma Marialma non ci sta a concludere così la sua storia, vuole parlare direttamente con loro, con gli “indecisi”, i “dubbiosi”, quelli che vogliono fare il salto ma ancora non hanno trovato il coraggio: «A voi, a tutti voi ragazzi che oggi non sapete cosa fare, che professione intraprendere, consiglio di credere in voi stessi. Rischiate, non lasciatevi sopraffare dalla paura: concedetevi la possibilità di vivere fantastiche avventure». Grazie, Marialma.

Ilaria Altavilla

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