Anche il pronto soccorso al gelo, ma non è l’unico disagio. Il grido d’allarme di pazienti e personale

ingresso pronto soccorso francavilla

Sono giornate all’insegna del freddo e del gelo anche nel pronto soccorso dell’ospedale Dario Camberlingo, queste, ma il freddo e il gelo sono solo disagi che si aggiungono ad altri disagi quotidiani finendo per aggravarli e per aggravarne le conseguenze. Come da copione, durante la passate festività, il numero dei cittadini che hanno fatto ricorso alle cure del presidio di Francavilla Fontana si è accresciuto. Oltre alle smorfie per il dolore e la lunga attesa, sui loro volti e su quelli del personale – sempre un solo medico, due infermieri e un ausiliario a coprire turni massacranti – sono comparse quelle causate dalle rigide temperature esterne e persino interne ai locali Asl.

Brividi e disgusto, insomma, per le condizioni nelle quali i pazienti chiedono assistenza – barelle mai sufficienti quelle poche a disposizione accostate alle pareti dei corridoi – e il personale è costretto a fornirgliela con grandissima difficoltà e arrangiandosi alla meno peggio. Gli utenti se la prendono con chi si trovano davanti, ma i motivi reali di un servizio carente sono sicuramente da ricercare altrove. Se il pronto soccorso di Francavilla Fontana continua a crescere o, almeno, se continua a crescere la domanda di prestazioni da parte del pronto soccorso, è anche a causa di un’organizzazione sanitaria che lascia a desiderare, e gli addetti ai lavori lo sanno bene e se ne lamentano da tempo.

«Le guardie mediche persino esterne alla provincia – riferiscono fonti interne – hanno orari di apertura e chiusura, non prescrivono farmaci, e dopo una certa ora non aprono la porta ai pazienti e scaricano tutto sul pronto soccorso anche in presenza di semplici febbri o influenze». Inoltre – si apprende – gli ex pronto soccorso trasformati dal piano di riordino in punti di primo intervento, come per esempio quello di Ceglie Messapica, possono ancora contare sullo stesso personale di prima, quello stesso personale che avrebbe dovuto  rinforzare gli organici dei pronto soccorso principali, e cioè quello di Brindisi ma soprattutto – considerata la vicinanza e le difficoltà – quello di Francavilla. «Se così fosse stato – è la riflessione di chi ogni giorno deve farsi in quattro per sopperire alle emergenze – Francavilla avrebbe potuto disporre di un infermiere fisso al triage, che è un servizio utilissimo a classificare i casi per gravità e per ridurre i tempi d’attesa di quelli più seri».

Da un lato l’utenza insoddisfatta, e a ragione; dall’altro i lavoratori ormai allo stremo delle forze, e a ragione. Sopra di loro e sopra i contribuenti, la politica, con le sue contraddizioni, coi suoi tagli e i suoi buoni propositi di riorganizzazione che spesso rimangono tali e sono portati a termine solo quando si tratta di chiudere questo o quel reparto, questo o quel presidio. Di riorganizzazione effettiva o di potenziamento di ciò che è rimasto in vita neanche a parlarne. Sulla carta tutto cambia, ma nella realtà tutto resta com’era. Quando non peggiora, come negli ultimi tempi. E, adesso, ci mancava soltanto l’ondata di gelo a inserire un altro ostacolo in questa continua corsa alla buona sanità, dopo anni di mala gestio, che però col trascorrere del tempo somiglia sempre più a quella di un criceto nella ruota della sua gabbietta. Corre e corre, il criceto è sempre lì. Non va da nessuna parte.

Eliseo Zanzarelli

 

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