Rintracciato e arrestato presunto boss della ‘ndrangheta. Si nascondeva a Oria

carabinieri notte

Un presunto boss della ‘ndrangheta calabrese, il 50enne Michele Molè, è stato rintracciato all’alba dell’altro ieri a Oria. Nei suoi confronti i carabinieri della stazione oritana, coordinati dal luogotenente Roberto Borrello, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura. Molè, detto “Michelino”, è ritenuto a capo dell’omonima cosca-satellite della più nota ‘ndrina dei Piromalli, egemone nella piana di Gioia Tauro.

Il suo arresto è il più eccellente tra i 12 eseguiti dagli uomini dell’Arma nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Provvidenza 2”. Si nascondeva in una villetta in periferia, che è stata circondata dai militari, i quali hanno costretto l’inquilino eccellente a uscire con le mani in alto.

Sembra che Molè avesse raggiunto il borgo federiciano nei giorni scorsi, da solo, con la sua auto. Non è ancora chiaro se ad agevolare la sua fuga e, dunque, la sua pur breve latitanza ci siano state persone del posto. Un’ipotesi che gli investigatori non escludono e sulla quale tuttora lavorano. Sì, potrebbero esserci stati dei fiancheggiatori – quindi un asse Reggio Calabria – Oria – e si cerca di identificarli. Le accuse a carico dei 12 indagati, compreso Molè, sono a vario titolo di: associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa e altri reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. In particolare, con riferimento a Molè, si legge nel provvedimento del giudice, che questi avrebbe avuto il “ruolo di organizzatore della cosca Molè, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare e attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle azioni delittuose, in riferimento all’intera organizzazione criminale;

già uomo di fiducia di Mommo Molè, Mico Molè e Rocco Molè, all’indomani dell’uccisione di quest’ultimo assumeva un ruolo di vertice all’interno della cosca divenendo in particolare il terminale delle interlocuzioni con i Piromalli, stringendo un rapporto privilegiato con Cosimo Romagnosi, a sua volta storico punto di riferimento di Gioacchino Piromalli (classe ’34), Antonio Piromalli (classe ’39) e Giuseppe Piromalli (classe ’45);

in forza di questo ruolo, si occupava di gestire per conto della cosca la spartizione dei proventi derivanti dal controllo dei principali appalti di lavori in corso a Gioia Tauro, tenendo i rapporti con i vertici dei Piromalli e quelli dei Molè, che in caso di impossibilità (ad esempio in occasione della detenzione degli stessi) sostituiva nel ruolo di vertice”.

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