Cani assassini, indagati per omicidio i proprietari

carabinieri vigili del fuoco campagna

Non sarebbe stato un malore improvviso a provocare, lo scorso 9 aprile, la morte del 77enne maresciallo in pensione della polizia locale di Francavilla Fontana Vito Zaccaria, ma tre cani di grossa taglia – due pitbull e un meticcio – che i loro proprietari avrebbero potuto e dovuto custodire meglio. Quello stesso piccolo branco, il 23 maggio, avrebbe aggredito e ferito una 75enne, che però non sporse denuncia. Queste, almeno, le tesi di carabinieri e Procura, a carico di due persone – S.R., francavillese di 19 anni e V.V.T., 22 anni, residente a Crecchio (Chieti) ma con domicilio a Manduria – ora indagate per omicidio colposo.
Il filo rosso che collega il primo e il secondo episodio è rappresentato dal luogo: contrada Capitolo, non lontano dalla superstrada Taranto-Brindisi, lungo la direttrice Grottaglie-Villa Castelli. Il corpo di Zaccaria fu ritrovato nella tarda serata del 19 aprile dopo che questi, nel primo pomeriggio, era uscito da casa sua per la consueta passeggiata domenicale. Sul suo corpo, evidenti segni di morsi. Si pensò, inizialmente, che si fosse sentito male e che in seguito degli animali selvatici si fossero accaniti sul suo corpo. Lo stesso tipo di ferite, però, circa un mese dopo, furono riscontrate su di un’altra anziana, una sua vicina di casa. A quel punto, investigatori e inquirenti fecero due più due e, individuati i tre cani oltre a una breccia estesa per circa 15 metri nel loro recinto, optarono per il sequestro degli e per esami scientifici più approfonditi (come il del DNA prelevato dalla salma del 77enne e dagli indumenti della 75enne) che, alla fine, avrebbero fornito riscontro ai loro sospetti. Né volpi né ricci, insomma, ma tre canidi di grossa taglia anche piuttosto aggressivi. Di qui l’avviso di conclusione indagini notificato, nella giornata di ieri (lunedì 9 novembre) a carico di 19enne e 22enne, residenti poco distante dai luoghi della morte di Zaccaria e del ferimento della 75enne (azzannata in diverse parti del corpo, testa compresa). Se quelle bestie fossero state tenute sott’occhio o fosse stato loro impedito di uscire dal perimetro entro il quale avrebbero dovuto rimanere confinate – è la tesi dell’accusa – probabilmente nessuno dei due fatti si sarebbe verificato. Ora gli indagati e i loro legali hanno 20 giorni di tempo a disposizione per produrre le loro tesi difensive.

 

 

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