I carabinieri rintracciano un latitante in affari con la ‘ndrangheta e il suo favoreggiatore

foto indagati matichecchia fazzi margherita

Nella serata del 14 novembre 2017, i carabinieri del Reparto operativo speciale hanno tratto in arresto il latitante  48enne Giancarlo Matichecchia che si era sottratto, il 7 settembre 2017, all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, nei confronti suoi, di Pierluigi Cafforio, 38enne e di Salvatore Margherita, 49enne, indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da fuoco.

Il provvedimento cautelare, eseguito dagli uomini del Ros coadiuvati da quelli dei Comandi provinciali di Taranto e Varese, era scaturito da un’indagine a carico del clan Lorusso, radicato nel comprensorio di Grottaglie (Taranto), per traffico di stupefacenti.

L’indagine aveva tratto origine da un’attività delegata al Ros dalla Procura di Caltanissetta a seguito del coinvolgimento di Alberto Lorusso, esponente di spicco dell’omonimo sodalizio, nelle minacce rivolte dai vertici di “Cosa Nostra” ai magistrati della Procura di Palermo Antonino Di Matteo e Francesco Del Bene.

Nel 2013, la Procura nissena aveva delegato al Ros lo svolgimento di attività investigative nei confronti di Lorusso – all’epoca detenuto insieme con Salvatore Riina nel penitenziario di Milano-Opera – e in particolare a verificare l’effettiva disponibilità di un “arsenale militare” cui proprio Lorusso aveva fatto cenno durante le conversazioni intercorse con lo stesso Riina durante i momenti di socialità.

Lorusso aveva ricevuto, in più occasioni, le confidenze di Riina sui propositi di vendetta di quest’ultimo nei confronti di chi l’aveva relegato al “carcere duro”, e aveva altresì ascoltato le confidenze riguardo ipotetici attentati all’incolumità del dottor Di Matteo a seguito delle iniziative giudiziarie culminate nel processo a carico dei soggetti coinvolti nel cosiddetta “trattativa Stato – mafia”.

Le investigazioni erano cominciate con il monitoraggio del nucleo familiare e delle persone prossime a Lorusso, tra i quali Giancarlo Matichecchia, calabrese residente in provincia di Taranto, e Salvatore Margherita, pugliese residente in provincia di Varese, sul conto dei quali aveva già riferito, alla fine degli anni ’90, il collaboratore di giustizia Ciro Carriere.

Gli sviluppi dell’indagine avevano permesso di ricostruire le dinamiche descritte dal collaboratore di giustizia e di accertare il coinvolgimento degli indagati nel traffico di stupefacenti grazie proprio all’operato di Matichecchia, che aveva consolidato i rapporti con appartenenti alla ‘ndrangheta di Rosarno (Reggio Calabria).

In particolare, sono stati documentati diversi incontri, a Grottaglie, tra criminali reggini e gli indagati finalizzati a pianificare l’importazione di droga da commercializzare nelle province di Taranto e Varese, dove risiedeva da anni Margherita. Quest’ultimo, infatti, disponeva di una rete di spacciatori che provvedevano a immettere sul mercato del Varesotto la cocaina proveniente dalle cosche calabresi.

Le indagini hanno anche permesso di individuare nelle rapine ai portavalori e agli istituti di credito un’altra delle fonti illecite di guadagno degli indagati. Del resto, nel ’92, Mtichecchia era già stato coinvolto in una rocambolesca rapina presso la Cassa di Risparmio di Prato – filiale di Casarsa, costatagli una condanna a otto anni e sei mesi di reclusione.

Matichecchia si era già sottratto, come accennato, alla cattura del 7 settembre scorso, quando – braccato dai militari – era riuscito a darsi alla fuga a piedi e a dileguarsi tra le campagne circostanti la sua abitazione a Villa Castelli. Successivamente, aveva lasciato l’Italia e raggiunto la Romania. Da lì, grazie all’appoggio di alcuni complici, era rientrato in Italia con documenti falsi e aveva preso a camuffarsi con travestimenti e parrucche.

Nell’ultimo periodo si era rifugiato a Erchie, ospite di Emanuele Valentino Fazzi, un’altra vecchia conoscenza delle forze dell’ordine.

Ed è proprio a Erchie che i due sono stati fermati dai carabinieri a bordo di una Fiat Punto in uso a Fazzi dopo che, nel corso delle indagini, era emersa la decisione del latitante di lasciare nuovamente il territorio nazionale per recarsi in Germania. Nell’auto, gli investigatori hanno trovato apparati telefonici dedicati, documenti falsi, uno scanner e soldi in contanti.

Così, nei confronti di Matichecchia è stata finalmente eseguita l’ordinanza di custodia cautelare, mentre Fazzi è stato arrestato in flagranza di reato per favoreggiamento personale. Tutti e due sono stati accompagnati nel carcere di Brindisi.

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