L’addio a “Massimino Ombra”: parrocchia e Comune si fanno carico dei funerali

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In molti lo ricorderanno come parcheggiatore (abusivo) del Medieval Inn, fin quando il Medieval Inn è stato un pub. Che nessuno l’avesse autorizzato a farlo, poco importava perché, in fondo, egli cercava soltanto di rendersi utile e di guadagnarsi in maniera, tutto sommato onesta, qualche spicciolo per mangiare e, purtroppo, anche per bere. Insomma: si era inventato quel lavoro che nessuno gli aveva potuto/voluto dare o aveva avuto il coraggio di dargli. Nessuno o quasi ha scommesso su di lui, mai.
Lo si ricorderà anche per le sue scorribande spericolate in sella a quello sgangherato “Sì Piaggio”, spesso in compagnia del fratello Domenico. O lo capivi – e lo “amavi” – oppure non potevi fare a meno di fartelo stare sullo stomaco. Non c’era una via di mezzo. Massimo era quello che al bar, se gli avanzava un euro – cosa rara – la birra te la offriva lui senza batter ciglio.
Massimo Mazza, noto a tutti come “Massimino Ombra”, 46 anni, era a tutti gli effetti un personaggio in quel di Oria. Sempre in giro, sempre a inventarsi qualcosa, a tampinare qualcuno.
AC15BBE2-94A8-422E-ADC5-24431B12CB7EChi lo conosceva a sufficienza non poteva non volergli bene e capirne i modi, le difficoltà, la spavalderia, gli eccessi, le frasi strampalate, l’insistenza a mo’ di stalking, talvolta gli scatti d’ira.
L’uso dell’imperfetto (come tempo verbale) è ormai necessario in quanto, da questa notte, Massimino se n’è andato per sempre. Ieri sera era stato trasportato d’urgenza in ospedale dopo che aveva alzato un po’ troppo il gomito per affogare i dispiaceri di una vita, già di per sé sfortunata, che con lui si è sempre dimostrata ingiusta.
Non era la prima volta che esagerava, probabilmente non sarebbe stata l’ultima. Ma, a differenza che nelle precedenti occasioni, stavolta Ombra – ribattezzato così perché lo s’incontrava un po’ ovunque e pare che, all’occorenza, fosse un ottimo segugio – non se l’è cavata. I medici non hanno potuto aiutarlo, il suo fisico non ha retto: era troppo provato, e in questo caso le sue non erano soltanto sofferenze psichiche.
Ora in tanti lo rimpiangono, ma quanti gli hanno realmente voluto bene?
Di sicuro gli hanno voluto bene, fino alla fine dei suoi giorni, i pochi amici e i parrocchiani della “sua” chiesa di San Francesco d’Assisi, coi quali si confidava e che – nei limiti del possibile – non gli hanno mai fatto mancare un sostegno, talora anche economico.
I suoi funerali, infatti, saranno celebrati da don Domenico Spina, domattina (domenica 14 gennaio) alle 11,30 proprio a San Francesco, con la comunità e la Caritas parrocchiane che hanno giustamente voluto rimanere al fianco di Massimino (e accollarsi le spese della messa funebre e dell’ottava) anche in questo ultimo atto della sua esistenza terrena. Il Comune, a sua volta vicino a Massimo coi suoi Servizi sociali, si è accollato i costi per i funerali e la sepoltura, mentre l’addobbo floreale sarà offerto dall’agenzia funebre Farina.
La parrocchia era, in un certo senso, anche una seconda casa per “Ombra”, considerato che vi si recava ogni giorno per trovare un volto amico – quello del parroco o dei suoi collaboratori – e magari per scambiare una parola in spensieratezza, senza filtri o vergogna
Ciò è avvenuto fino a qualche giorno addietro, prima che oggi la notizia della sua dipartita cogliesse un po’ tutti all’improvviso e alla sprovvista.
Massimino Ombra mancherà alla sua città, ma fino a ieri notte – c’è da esserne sicuri – non aveva la benché minima idea che sarebbe stato così: così presente, così invisibile, spesso ignorato, scacciato come un appestato, quando invece bastavano un sorriso, due parole, prim’ancora che un euro per comprenderne la bontà e la fragilità.
Che la terra ti sia lieve e fa’ buon viaggio, Shadow*

*(erano tempi belli e spensierati, quelli a cavallo degli anni ‘90, in cui si poteva ancora immaginare che un motorino, un semplice “Ciao” o un “Sì”, un giorno si sarebbe potuto trasformare in una potente moto custom…)

El. Zanz.

 

 

 

 

 

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