Maltrattamenti, condanna per una maestra di scuola dell’infanzia: anche una “bacchetta magica” per percuotere i bimbi

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Condannata a un anno e quattro mesi di reclusione, per maltrattamento verso fanciulli, un’insegnante di scuola dell’infanzia, che – poco più di un anno e mezzo fa – era stata querelata da alcuni genitori (assistiti dall’avvocato Stella Cito del Foro di Taranto). La 65enne – ormai prossima al pensionamento e difesa dall’avvocato Sergio Tatarano del Foro di Brindisi – prestava e tuttora presta servizio, anche se in una sezione diversa, in una “materna” di Francavilla Fontana. Dalla denuncia è emerso, tra le altre cose, che la maestra avrebbe usato quella da lei definita come una “bacchetta magica” – in realtà, un righello – per incutere timore e talvolta per picchiare i suoi piccoli allievi.

I fatti finiti a processo, celebratosi dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Brindisi Simone Orazio, risalgono al periodo tra gennaio e maggio 2016. Da qualche tempo, due fratellini di 3 e 5 anni erano agitati (la bimba picchiava le bambole anziché giocarci, il bimbo non dormiva serenamente), di notte avevano gli incubi e non volevano più andare a scuola e tantomeno pranzare a mensa. La loro mamma decise così di risalire alle cause di questo loro malessere e, con discrezione, cominciò a indagare per conto suo, fino a scoprire come il problema potesse essere proprio quell’insegnante di cui i suoi figli avevano paura. Successivamente, sempre stando alla querela e in attesa del deposito della motivazione della sentenza, emersero la storia della “bacchetta magica” – sbattuta con forza sulla cattedra, sui banchi e anche sul capo di alcuni bambini – e quella delle punizioni: una sedia all’ingresso dell’aula per i più indisciplinati, il non poter bere, mangiare la frutta, persino andare in bagno. In uno dei casi descritti nella querela, la bimba di 3 anni sarebbe stata colpita con uno schiaffo sulle labbra dopo aver usufruito dei servizi igienici e aver informato di ciò la sua educatrice.

Sua mamma, dopo aver appreso che anche altri alunni vivaci ricevevano lo stesso trattamento dei suoi piccoli, coinvolse anche le altre famiglie e mise al corrente della questione il preside, cui chiese di organizzare un incontro-confronto al quale fosse presente anche la maestra. L’incontro non ci fu, ma la maestra negò ogni accusa e assicurò, anzi, che quei bambini si stavano inventando tutto di sana pianta. Soltanto che la madre dei due fratellini prese a recarsi più spesso a scuola e, alcune volte, vide coi propri occhi cosa succedeva: in diverse occasioni, la maestra afferrò per un braccio e strattonò violentemente alcuni compagni dei suoi bimbi. Le sue condotte si verificavano – sempre a dire dei denuncianti – al cambio di turno, quando al pomeriggio restava da sola a gestire una classe formata da 30 bambini.

La notizia dei maltrattamenti finì sul gruppo Whatsapp di mamme e papà e, oltre a quelle già note, spuntarono anche altri racconti da parte di alunni “disubbidienti o irrequieti”, ma alla fine solo tre famiglie optarono per la querela (raccolta dal maresciallo Piero Muzzonigro) presso la Stazione dei carabinieri di Francavilla Fontana. Ne scaturirono le indagini e, in seguito, la citazione diretta a giudizio dell’insegnante che, col suo legale Tatarano, optò per il rito abbreviato. I genitori, tutti assistiti dall’avvocato Cito, dal canto loro, si costituirono parti civili.

L’iniziale imputazione per la maestra era di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina” nei confronti di quattro allievi e il pubblico ministero aveva, infatti, chiesto una condanna a due mesi. Il titolo del reato è stato però poi riqualificato nel più grave “maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli” con la conseguente condanna a un anno e quattro mesi (pena sospesa, dopo lo “sconto” di un terzo per via della scelta dell’abbreviato) oltre al pagamento dei danni alle parti civili (da liquidarsi in sede civile) e al pagamento delle spese processuali (1.500 euro). La donna è stata comunque assolta in relazione a uno dei quattro episodi che le erano stati contestati e, dopo il deposito della motivazione della sentenza (emessa in data 20 gennaio 2018), ricorrerà in appello sia per motivi attinenti tanto il merito quanto la procedura.

Eliseo Zanzarelli

 

 

 

 

 

 

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