Non era a conoscenza dei traffici di suo marito, 27enne assolta con formula piena in appello: nessun concorso

Uno dei reati che le erano stati contestati si è, nel frattempo prescritto, mentre per gli altri è stata assolta per non aver commesso il fatto. Dopo che il Tribunale di Taranto le aveva inflitto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, a 600 euro di multa e al risarcimento della parte civile, una una 27enne (M.D.S.) residente a Manduria e moglie di un oritano (il 39enne F.P.) già noto alle forze dell’ordine, è stata assolta con formula piena – per non aver commesso il fatto – dalla Corte d’Appello. Non commise, in concorso col marito, i reati di: contraffazione di pubblici sigilli, ricettazione, falso materiale commesso dal privato, cognizione illecita di conversazioni (prescritto). Lo scorso 18 aprile, il suo difensore, avvocato Giuseppe Pomarico del Foro di Brindisi, è riuscito a ottenere dai giudici di secondo grado la riforma della prima sentenza.

L’avvocato Giuseppe Pomarico

La donna in prima battuta era stata riconosciuta colpevole: di aver contraffatto i timbri con l’indicazione “Comune di Taranto 6ª Circoscrizione Tre Carrare – Battisti” e “Istruttore amm.vo (A.G.)”; di aver acquistato o ricevuto 190 palloni da calcetto e 30 borsoni sportivi proventi di truffa; di aver contraffatto una carta d’identità rilasciata dal Comune di Taranto e intestata ad altra persona e alterato una carta d’identità rilasciato dal Comune di Brindisi e intestato sempre a un terzo (su questa era stata apposta la foto di suo marito al posto del legittimo titolare); di aver acquistato o comunque ricevuto una carta d’identità intestata e un assegno smarriti (e denunciati) da un’altra stessa persona; di aver intercettato con una radio ricetrasmittente le conversazioni delle forze di polizia.

Sempre in attesa del deposito della motivazione, salvo che per l’ultima accusa (caduta per intervenuta prescrizione), in buona sostanza l’avvocato Pomarico è riuscito a dimostrare alla Corte d’Appello come, in realtà, non si avesse alcuna certezza del fatto che la sua assistita fosse a conoscenza né tantomeno concorresse nei reati che, a suo tempo, si parla del 2009, furono contestati al suo congiunto. Quest’ultimo, peraltro, aveva sollevato sua moglie da ogni responsabilità.

 

 

 

 

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