Rapina in trasferta ai danni di una gioielleria, ecco i quattro arrestati: picchiarono e legarono la titolare e un anziano cliente

La gioielleria “Canova” di Dolo (Venezia) – Foto: La Nuova di Venzia e Mestre

Questa mattina (sabato 21 aprile) i carabinieri dei Comandi provinciali di Venezia e Brindisi hanno eseguito, nel Brindisino e nel Leccese un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di quattro persone. Si tratta del 39enne Francesco Andriola, del 34enne Luciano Pagano, del 32enne Ugo Ugolini e del 57enne Maurizio Cannalire, tutti originari del Brindisino e tutti con precedenti. Sono ritenuti responsabili di una rapina commessa, nello scorso autunno, ai danni della gioielleria “Canova” di Dolo (Venezia). L’ordine di cattura è stato emesso dal Gip del Tribunale di Venezia Roberta Marchiori, su richiesta del Pm Giorgio Gava. L’ipotesi di reato nei loro confronti è di “rapina pluriaggravata in concorso e porto e detenzione illegali di arma da fuoco”

Le misure cautelari sono state disposte a seguito di prolungate indagini sfociate, stamane, nell’operazione “GoldRiver”.

Intorno alle 16,15 del 13 ottobre 2017, due uomini – volto coperto e pistola in pugno – fecero irruzione nell’esercizio di via Mazzini, pieno centro di Dolo, e malmenarono la titolare e un anziano cliente, poi immobilizzati per terra con mani e piedi legati da fascette in plastica di quelle usate dagli elettricisti. Successivamente, s’impossessarono di gioielli e orologi per un valore complessivo di circa 45mila euro. Durante la rapina, due ragazzi di passaggio si resero conto di quanto stava avvenendo nella gioielleria e contattarono il 112. Nonostante la situazione di pericolo, poi gli autori della segnalazione inseguirono i rapinatori in fuga fin quando uno di essi non puntò l’arma contro di loro. Il complice, nel frattempo, montò su di un’auto e ripose all’interno la refurtiva.

Qualche istante dopo giunse sul posto una pattuglia della tenenza dei carabinieri di Dolo. Il maresciallo, informato da alcuni testimoni della direzione presa dai fuggiaschi, tentò d’inseguirli in sella a una bicicletta prestatagli da un passante e, lungo il tragitto, incontrò i due ragazzi che gli riferirono di una Fiat Punto di colore blu usata da uno dei rapinatori. Un’auto poco dopo incrociata dal militare, che riuscì ad annotare parte della targa (poi recuperata per intero grazie alle telecamere di sorveglianza presenti in zona).

Le successive investigazioni, anche tecnico-scientifiche, consentirono di risalire al possibile utilizzatore del veicolo e di raccogliere numerosi e concordanti indizi per identificare i due autori esecutori materiali del colpo e anche una coppia di complici con incarichi di sostegno operativo e logistico: sempre stando alle tesi investigative, effettuarono un sopralluogo preliminare, favorirono la fuga e ricettarono il bottino.

Una volta compiuta la missione, tutti gli indagati fecero rientro in Puglia – loro terra d’origine – dove avrebbero rivenduto i preziosi,

I quattro, dopo le formalità, sono stati condotti nelle case circondariali di Brindisi e Lecce.

 

 

 

 

 

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