Xylella, esposto in Procura contro la gestione della strategia dell’emergenza


Si riceve e pubblica:

Il Coordinamento Nazionale degli Agricoltori per l’Olivicoltura con l’ausilio del Centro di Documentazione Anti-Bufalite, ha presentato esposto penale alla Procura della Repubblica di Bari, Taranto e Brindisi, nonché alla Procura presso la Corte dei Conti della Puglia e all’OLAF – Anti Frode – Bruxelles, in relazione alla modalità di svolgimento da parte delle autorità regionali del terzo monitoraggio previsto dall’U.E. in seguito alla Decisione di Esecuzione del 27/06/2018 col quale la Commissione U.E. spostava l’area infetta a tutta la provincia di Brindisi, al solo Comune di Locorotondo della provincia di Bari e alla parte est della provincia di Taranto.

L’esposto penale che ipotizza diversi reati: la malversazione di denaro pubblico destinato ai campionamenti da fare in area cuscinetto (quella in zona indenne finitima all’area infetta) i quali sono stati eseguiti in zona infetta cioè laddove già la presenza del batterio è stata dichiarata endemica (quindi: con quale utilità e finalità?), l’omissione e l’abuso di ufficio in relazione al mancato adempimento delle prescrizioni della Commissione U.E. col rischio di far diffondere la xylella (impendendo o ritardando gli interventi mirati di eradicazione in zona cuscinetto) e il procurato allarme per le notizie date il 08/12/2018 le quali parlano con allarmismo ingiustificato di espansione della batteriosi quando i – pochi, solo 75 – alberi che sono stati trovati con la presenza del batterio sono tutti in zona infetta cioè dove già era stata dichiarata la presenza del batterio (Fasano compresa).

In sostanza l’esposto è una analitica esposizione dell’attività svolta dalle autorità regionali, i cui responsabili sono stati querelati e denunciati, Assessorato, Servizio Fitosanitario e ARIF dopo maggio 2018, cioè dopo che molto oculamente la Commissione U.E., allo scopo di far uscire dall’incertezza ed emergenza tutta la storia di xylella, ha imposto i nuovi limiti all’area indenne e all’area infetta, così che si potesse eseguire un monitoraggio analitico eliminando in modo chirurgico e puntuale le fonti di inoculo e gli eventuali alberi trovati con il batterio. Assicurando, in tal modo, che l’avanzata della batteriosi fosse bloccata.

Invece è accaduto che la Regione Puglia, per il tramite del Servizio Fitosanitario, ha recepito la nuova delimitazione delle zone con NOTEVOLE RITARDO, addirittura il 23/08/2018 (quando la bozza dell’U.E. della nuova zona indenne risaliva a fine maggio 2018). Non solo: la Regione ha messo l’ARIF in condizione di avviare il campionamento del terzo monitoraggio ordinato dalla U.E. addirittura il 05/11/2018, ulteriore colpevole ritardo. Ma non basta: In modo del tutto ingiustificato e contraddittorio – contravvenendo alle prescrizioni e finalità delle decisioni dell’U.E. – il monitoraggio è stato fatto tra Carovigno, Ceglie Messapica, Ostuni, Cisternino e Fasano, cioè IN PIENA ZONA INFETTA laddove ormai è accertata la presenza endemica del batterio, QUINDI SENZA ATTUARE UNA MISURA DI CONTENIMENTO PER BLOCCARE LA XYLELLA IN ZONA CUSCINETTO. Mentre in zona cuscinetto è stato monitorato il territorio di Monopoli e lungo tutto il limite delle aree infette e indenne, per una superficie che non garantisce il controllo del patogeno, pari solo a circa il 25% della zona cuscinetto. Altrettanto inspiegabilmente è stato monitorato il territorio di Polignano a Mare il quale è in area indenne ma oltre l’area cuscinetto, quindi in zona del tutto estranea al monitoraggio: INSOMMA AD OGGI, DOPO 7 MESI NON SAPPIAMO LA SITUAZIONE DELLA BATTERIOSI, SE SI STA ESTENDENDO O MENO, ED IN TAL CASO NON SI STA PROCEDENDO ALLE ERADICAZIONI IN ZONA CUSCINETTO.

L’esposto denuncia è maturato dopo che l’08/12/2018 il consigliere regionale, avv. Fabiano Amati ha emesso un comunicato di allarme di diffusione della batteriosi a seguito dei campionamenti positivi eseguiti dall’ARIF dal 05/11/2018 al 03/12/2018 affermando che si stesse propagando verso nord, verso il barese. E ciò in riferimento ai campionamenti eseguiti in zona infetta (da Carovigno a Fasano) dove è già noto da tempo che vi è la presenza del batterio. In tal modo il consigliere ha dolosamente diffuso allarmismo e procurato allarme con danno all’ordine pubblico e all’ordine pubblico economico, soprattutto in relazione alla correlazione da lui stabilita – da stregone – tra i protocolli di coltivazione eseguiti con ottimi risultati nel leccese e l’avanzamento (inesistente) del batterio verso il barese. Peraltro non è dato sapere le fonti atteso che nessun comunicato è stato emesso a cura delle aturorità tecniche mentre i dati, sia pure parziali, del campionamento rilevabili dimostrerebbero al momento, semmai il contrario cioè un freno nell’avanzata del batterio.

Tale attenzionamento dopo la campagna di disinformazione da vero e proprio terrorismo informativo messa in atto da Fabiano Amati ci ha costretti a mettere in fila questi sette mesi di lotta alla batteriosi finendo con l’individuare un “direttorio” di quella che, alla luce della audizione del Ministro delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio, alla XIII Commissione Agricoltura della Camera, che ha ribadito proposte emergenziali (l’audizione si sarebbe dovuta tenere il 12/12, cioè pochi giorni dopo l’8/12 – giorno di avvio della campagna di stampa manipolatrice, e per indisponibilità del Ministro, si è tenuta poi il 19/12), si appalesa nel suo insieme ormai in modo chiaro ed inequivoco come una vera e propria “strategia della emergenza” in cui la batteriosi è palesemente un falso scopo e pretesto per ben altre azioni facilmente intuibili.

Da ciò la decisione di inoltrare l’esposto denuncia di cui sopra.

Antonio de Franco – segretario f.f. del Coordinamento degli Agricoltori per l’Agricoltura 

 

 

 

Resta aggiornato

Iscriviti alle nostre newsletter