Commemorato il carabiniere-eroe trucidato dai rapinatori 28 anni fa

Oggi, a partire dalle 11, è stato commemorato a Ceglie Messapica il carabiniere ausiliari, Medaglia d’oro al valor militare, Angelo Petracca. C’erano, oltre ai suoi colleghi di oggi, con in testa il comandante provinciale, colonnello Giuseppe De Magistris, anche il presidente del Tribunale di Brindisi, dottor Alfonso Orazio Maria Pappalardo, il procuratore della Repubblica di Brindisi, dottor Antonio De Donnno, e le massime autorità civili e militari della provincia. Alla cerimonia hanno partecipato anche una rappresentanza delle scolaresche degli istituti cegliesi e un nutrito numero di cittadini. Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’oro al valor militare, sono stati resi gli onori ai Caduti ed è stata deposta una corona di alloro – benedetta dal cappellano militare della Legione carabinieri Puglia, don Nicola Masci – dov’è collocata una targa in memoria di Petracca.

Chi era Angelo Petracca? Angelo nasce a Casarano (LE) il 6 gennaio 1970 – oggi avrebbe avuto 48 anni – e sin da piccolo si distingue per bontà d’animo, generosità, altruismo e tanto coraggio. Era un ragazzone alto un metro e 90, dal fisico possente, amico di tutti, mite, sempre sereno e solare. È morto nell’adempimento del proprio dovere, alle 13.30 di 28 anni fa (22 gennaio 1990) rispondendo all’imperativo etico di garantire la sicurezza delle popolazioni a lui affidate. Era libero dal servizio, si trovava in caserma a pranzare, ancorché fruisse di una giornata di riposo. In realtà, però, stava lavorando. E dire che suo fratello Massimo, la sera prima, gli aveva chiesto di accompagnarlo a un colloquio di lavoro a Bari. Ciononostante, Angelo va incontro al suo destino e, insieme a due colleghi risponde senza alcuna esitazione a una chiamata di aiuto da parte di alcuni cittadini che avevano visto quattro uomini incappucciati e armati di fucili a pompa e revolver, mentre tentavano di irrompere nella sede della Banca Popolare di Lecce. Sapeva benissimo Angelo che sarebbe potuto andare incontro alla morte, infatti quelli erano anni bui per Ceglie Messapica. Circolava tanta droga e poi le rapine, spesso con sparatorie, erano purtroppo frequenti: poco meno di un anno prima, era stato ferito il comandante di quella Stazione, il maresciallo Vincenzo Gallo, che era riuscito a sventare l’ennesima rapina in banca e a ferire e arrestare uno dei quattro rapinatori, nel corso di un violento conflitto a fuoco. Angelo sapeva tutto questo ma non ha esitato a indossare il giubbetto antiproiettile, imbracciare una mitraglietta e seguire il brigadiere Raffaele Iacuzio e il collega Oronzo Spagnolo.

Giunti sul posto, i Carabinieri vengono sin da subito fatti segno di una violenta azione di fuoco da parte dei malviventi che facevano “da palo” a quello che stava tentando di sfondare il vetro blindato della banca con una pesante mazza di ferro.

Nella circostanza, il carabiniere Spagnolo, nello spostarsi per meglio sostenere l’azione di fuoco del Brigadiere Iacuzio, cade a terra colpito alle gambe. A questo punto, Angelo, resosi conto che i rapinatori continuavano a sparare in direzione del commilitone ferito, senza un attimo di esitazione, pur conscio del gravissimo rischio cui egli stesso era costretto a esporsi, esce di corsa allo scoperto, attirandosi il fuoco dei malviventi, contrastandoli con ripetute raffiche di mitra, consentendo così al carabiniere Spagnolo di trascinarsi al riparo.

Poi però, colpito selvaggiamente alla testa da una scarica di pallettoni, stramazza al suolo, pur non rinunciando a un estremo tentativo di reazione armata. Reazione che ha il brigadiere Iacuzio, il quale, nonostante avesse già esaurito il munizionamento, attraversa precipitosamente la strada per sottrarre Angelo alla furia dei malviventi che, da diverse direzioni, continuavano a sparare. Raggiuntolo e resosi conto della gravità delle sue condizioni, sfilatagli la pistola mitragliatrice, il brigadiere Iacuzio ingaggia una nuova azione di fuoco contro i malviventi, colpendo il lunotto posteriore e la portiera anteriore sinistra della loro autovettura, facendoli prima indietreggiare e poi fuggire.

La cerimonia odierna si è conclusa con il saluto del sindaco della città, Luigi Caroli e il discorso finale del colonnello De Magistris.

Infine, in un inatteso quanto particolarmente gradito “fuori programma”: la studentessa Giulia Ludovico Trinchero della 3ª Media “Giovanni Pascoli” e gli studenti Gabriele Putignano e Angela Semeraro della 5ª Elementare hanno rivolto un commovente pensiero a Petracca, caduto in difesa della comunità cegliese.

Il colonnello alle prese col suo discorso finale

Di seguito, il discorso del colonnello De Magistris

Signor Presidente del Tribunale e Signor Procuratore, autorità e gentili ospiti qui convenuti ancora una volta a testimoniare l’affettuosa considerazione verso la città di Ceglie Messapica e l’Arma dei Carabinieri, permettetemi di ringraziare innanzitutto gli studenti qui presenti e i loro insegnanti, nonché la locale Amministrazione Comunale per aver fortemente voluto questo evento, insieme ai sempre presenti colleghi non più in servizio dell’Associazione Nazionale Carabinieri, ai quali va il mio fraterno abbraccio.

Quest’affetto ribadisce l’esistenza di un vincolo speciale ed esclusivo, che lega la nostra amata Nazione e le sue Comunità ai Carabinieri, reso sempre più saldo da oltre duecento anni di storia – ahimè – anche per il tanto, troppo sangue versato da commilitoni come Angelo Petracca.

Ma chi era Angelo? Nasce a Casarano il 6 gennaio 1970. Oggi avrebbe compiuto da poco 49 anni. Sin da piccolo si distingue per bontà d’animo, generosità, altruismo e tanto coraggio. Era un ragazzone alto un metro e 90, dal fisico possente, amico di tutti, mite, sempre sereno e solare. È morto a soli 20 anni. È morto nell’adempimento del proprio dovere, alle 13.30 di 29 anni fa, rispondendo all’imperativo etico di garantire la sicurezza delle popolazioni a lui affidate. Era libero dal servizio, a riposo, ma era rimasto in caserma per “dare una mano” ai suoi colleghi. Così aveva risposto a suo fratello Massimo quando la sera prima gli aveva chiesto di accompagnarlo a un colloquio di lavoro a Bari. Ciononostante, Angelo va incontro al suo destino e, insieme a due colleghi, risponde senza alcuna esitazione a una chiamata di aiuto da parte di alcuni cittadini che avevano visto quattro uomini incappucciati e armati di fucili a pompa e revolver, mentre tentavano di irrompere nella qui vicina Banca Popolare di Lecce. Sapeva benissimo Angelo che sarebbe potuto andare incontro alla morte per mano di quelle subdole, vili e meschine forze del male che pervadono la nostra società e che si permettono di sfidare, affrontare apertamente lo Stato, offendere le sue Istituzioni, colpire i suoi uomini migliori. Quelli erano anni bui per Ceglie Messapica: circolava tanta droga e poi le rapine, spesso con sparatorie, erano purtroppo frequenti: poco meno di un anno prima, il 13 febbraio 1989, il Maresciallo Vincenzo Gallo, Comandante della Stazione, era rimasto ferito nel corso di un violento conflitto a fuoco, sventando l’ennesima rapina in banca a pochi passi da qui, in quella che un tempo era Via Ovidio, angolo Via Martina. Chiunque, anche qualcuno di noi oggi presente a questa commemorazione, sarebbe potuto rimanere vittima di un proiettile vagante, come del resto è successo a Brindisi, in pieno centro, tra i c.d. “locali della movida”, in fondo a pochi chilometri da qui, neanche 10 giorni fa. Angelo sapeva tutto questo ma NON ha esitato.

Ragazzi, Autorità, Signore e Signori, i Carabinieri come Angelo Petracca, nel loro semplice essere servitori dello Stato si ergono a Eroi. Dal 1814, ne abbiamo già contati 9.679 di caduti, 9.679, 8 solo l’anno scorso, che, come Angelo, in oltre duecent’anni – dal Risorgimento e dalla lotta al banditismo ai conflitti mondiali, dal contrasto al terrorismo eversivo e mafioso alla lotta al crimine, dalle missioni internazionali al soccorso nelle calamità – hanno silenziosamente scritto con il loro sangue, “modesti ignoti eroi, vittime oscure e grandi”, mirabili pagine di eroismo e sacrificio. Questo è il loro lascito, che lega indissolubilmente l’Arma alla storia della nostra Nazione e che porta Noi Carabinieri ad affermare con fermezza che Noi Carabinieri non diamo e non daremo “quartiere” a ogni forma di criminalità, per svincolare le popolazioni a noi affidate dal giogo che le “forze del male” vogliono imporre… schiavi sol del dovere, usi obbedir tacendo e tacendo morir!

Concludo anche quest’anno con le parole del compianto papà di Angelo, il Signor Tommaso:

Viva Angelo Petracca!

Viva l’Arma dei Carabinieri!

Viva l’Italia!

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