Bax: “L’imperatrice Maria Lucia che tutto dà e toglie: pacchia finita, cambiamento in corso…”

Il sindaco di Oria Maria Lucia Carone (fotomontaggio da una scena del film “Il Gladiatore”) nei panni d’imperatrice romana

di Girolamo Bax

La pacchia è finita.

Essere oggi il sindaco di Oria è bello. La maggioranza è un monolite. Il cambiamento è in atto. Nessun immobile comunale è stato tolto ad alcuna associazione per farci una fantomatica biblioteca e perfino se ti chiami #insiemepossiamo e simpatizzi per Pino Carbone, nessuno ti rifiuta piazza Lorch per organizzare un evento con quel discutibile istrione di Malgioglio.

Il cambiamento, rispetto a Mimino Ferretti, è evidentissimo. Mimino, finita la campagna elettorale, un po’ spariva dalla circolazione; Maria Lucia (mi sia consentito chiamarla per nome come sento fare a molti) invece è tra la gente e ovunque. Riesce a inaugurare contemporaneamente tre nuove attività commerciali ma allo stesso tempo a essere al pranzo dei poveri e alla mensa scolastica dove sempre contemporaneamente: a) saluta il personale delle cucine e cucina anche; b) pranza con i bambini; c) saluta i maestri in sala presidenza. Tutto questo a svantaggio di Angelo Mazza che pure ci prova, ma arriva sempre in ritardo. Povero Angelo, quando arriva lui, Maria Lucia ha già tagliato il nastro ed è già a tagliare il nastro successivo. Il povero Angelo è il vicesindaco che passerà alla storia per non essere riuscito a fare neanche un’inaugurazione.

Maria Lucia – novella imperatrice della cittade d’Orea, Stupor Mundi de’ giorni nostri, per dirla un po’ alla Federico II – ha oscurato tutti, ha posposto anche Mazza che a sua volta aveva annientato quasi tutti.

L’opposizione è data quasi per dispersa, qualcuno ha finanche scritto a “Chi l’ha visto?” per sapere se Giancarlo Marinò viva ancora ad Oria, mentre Pino al sindacato ha un sacco di cose da fare, e non ci resta che Mimino Ferretti con le letterine sue o del suo “gobbo” (cit. Robertone su FB).

Ma gli oritani sono (siamo) un popolo strano, sono il popolo della sfiducia, gioiscono dei ribaltoni, della fine anticipata delle sindacature. Del resto – se così non fosse – Fullone non sarebbe consigliere comunale da quando portava ancora i calzoncini corti.

Ma a questo giro, che ci piaccia o no, non c’è trippa per gatti. Maria Lucia è #troppooltre: la pacchia è finita.

Leggo nell’ultima letterina di Mimino Ferretti che se Maria Lucia non “annulla, immediatamente, in autotutela il provvedimento di nomina… si vedrà costretto a ricorrere…”.
Mimino, ma dove vai? Cambia “gobbo”. Cosa vuoi far annullare?

Maria Lucia, venerdì 25 gennaio, ha realizzato un’opera d’arte. Al cospetto di tale maestria ci si dovrebbe genuflettere e tu, Mimino, pubblichi ‘sta cosa?

Quel “testo del discorso del sindaco relativo all’assegnazione delle deleghe ai consiglieri comunali” è un trattato politico-amministrativo, è un concentrato di “divide et impera” di cesariana memoria, di “captatio benevolentiae” e di “‘mmena la petra e scunni la mano”.

Da buona padrona della materia, Maria Lucia le regole le plasma a suo uso e consumo (politico, ovvio) senza mai cadere in errore, in illegittimità amministrative, rendendo vane le minacce, sempre politiche, del povero Ferretti e del suo “gobbo”.

Maria Lucia, oltre che una moderna imperatrice da “non si muove foglia che io non voglia”, è un’abile prestigiatrice: prende il regolamento comunale, lo fa a pezzettini, lo getta nel suo cilindro e “sim-sala-bim” da quello stesso cilindro estrae un cavallo senatore. Ehm… Scusate, mi sono lasciato prendere la mano… Dicevo, da quel cilindro tutt’a un tratto spuntano fuori nove piccioni dalle vaghe sembianze di assessori.

Il mitico Silvan il piccione lo faceva volare, Maria Lucia il piccione lo tira fuori dal cilindro e abilmente gli tagliuzza le ali, non consentendo a quel piccione di diventare mai assessore. Se non è genialità questa…

Mi inchino davanti alla sua capacità di mischiare le tre carte di due di picche e farle sembrare tre assi di cuori.

Maria Lucia è fantastica nel dare e nello stesso tempo nel togliere, lei è un perfetto esempio di agilità politica e di ambivalenza amministrativa. Quel dare senza dare, quel togliere il non dato, fa di lei per me un mito.

Povero Alessio (giusto per rispettare l’ordine alfabetico, dove Alessio sta per Carbone il consigliere). Con lui, forse più che con gli altri, Maria Lucia ha dato il meglio di sé. Alessio è teoricamente allo stesso tempo il consigliere Alessio e il controllore Alessio che controlla l’operato dell’ assessore Alessio il quale coordina, ispira ed eventualmenre conferisce l’incarico all’architetto Alessio.

Ed è qui però che viene fuori il sublime: Maria Lucia, una volta elevato Alessio lassù, nell’Olimpo degli Dei che tutto possono, immediatamente dopo, ne sana il potenziale conflitto e in chiusura gli dice che in realtà scherzava: “(…) preciso che la delega ha rilevanza interna e quindi non può essere produttiva di effetti giuridici esterni (…) la delega in oggetto non permette di assumere atti a rilevanza esterna, né di adottare atti di gestione spettanti agli organi burocratici”.

Quindi, caro Alessio (ma anche cari gli altri otto consiglieri delegati), tu non conti e non fai un “bip” perché in realtà al Comune abbiamo un dirigente che si occupa di tutto questo e per tutto questo c’è già un assessore competente.

Ergo, cari nove consiglieri, fate attenzione a non fare nulla perché se doveste fare qualcosa potreste rischiare una denuncia per millantato credito. È scritto nero su bianco: ognuno di voi “relazionerà sulla propria attività direttamente e giuridicamente al sindaco, che adotterà le iniziative ritenute opportune”, perché “la delega ha solo rilevanza interna”.

In pratica, Alessio, tu e tutti gli altri, se aveste qualcosa da dire – e non da fare, perché fare non potete – dovrete giusto andare dal sindaco ma solo per conferire con Maria Lucia e solo sull’argomento di vostra competenza, sancito nel corso dell’ultimo Consiglio comunale.

In pratica, ed è questa la cosa sensazionale di questo ultimo Consiglio, si è istituzionalizzato il colloquio tra consigliere e sindaco purché resti circoscritto ad alcuni argomenti stabiliti dal sindaco stesso.

Il consigliere comunale non può parlare più della “qualunque” con il sindaco, ma soltanto di uno specifico settore, in privato, e non lo deve dire neanche in giro.

Abbandonate quindi, cari consiglieri-assessori, l’idea dei post autocelebrativi sui social che pensate piacciano tanto ai vostri elettori.

In questo Monopoli politico, ideato da Maria Lucia, un Monopoli in cui non si distribuiscono case finte ma pseudo deleghe assessorili, mi diverte particolarmente il ruolo del giocatore Nazario (Galeone, Ndr).

Nazario, che mi sta anche simpaticissimo, l’ho visto gongolare nel corso del Consiglio di venerdì, forse però ignaro del fatto che al Consiglio di amministrazione della Pro Loco non può partecipare per due motivi: perché “la delega ha rilevanza interna e quindi non può essere produttiva di effetti giuridici esterni” e soprattutto perché la funzione di consigliere di amministrazione non è delegabile (salvo che Maria Lucia non abbia pensato di convocare il Legislatore e di richiedere una modifica del codice civile).

Inoltre, ai sensi dell’allegato A della legge regionale 11 giugno 2018, “Disciplina delle associazioni Pro loco”, l’art. 15.4 recita: “Tutte le cariche della Pro loco sono incompatibili con cariche politiche”. Il che vuol dire che il Sindaco, ai sensi del nuovo Statuto – che per Legge la Pro Loco deve (sì, ho scritto deve) adottare – non può più essere consigliere di amministrazione della Pro Loco e quindi non può delegare proprio nessuno.

Quindi, nel caso di Nazario, il Monopoli di Maria Lucia sfida insieme (no, non Insieme per Oria) il codice civile e la legge regionale. Due piccioni, estratti dal cilindro, con una sola fava.

Ma, per favore, qualcuno avvisi Ferretti di non cominciare con la storia “delle denunce nelle opportune sedi” perché, ho appena spiegato, è solo un gioco.

Con affetto, Girolamo

P.S.: qualcuno, per cortesia, informi anche il consigliere Schifone; i bene informati mi dicono che a seguito di delega alla Mobilità sostenibile, per dare il buon esempio, abbia deciso di mollare la sua Range Rover Euro 2 per comprarsi la Smart elettrica di Pino Carbone.

P.P.S.: vorrei suggerire ai consiglieri di amministrazione della Pro Loco, nell’interesse della Pro Loco, di adottare il nuovo Statuto conforme alla legge regionale, che impone una distintizione netta tra promozione del territorio e politica.

P.P.P.S: Il gioco del Monopoli di Oria è una bellissima supercazzola che nella sostanza non produce effetti, eccetto che per le tasche degli oritani perché tra gettoni di presenza, dattilografi, luci, pulizie … ogni Consiglio costa circa mille euro.

P.P.P.P.S.: purtroppo, dopo circa cinque anni di mie sporadiche esternazioni, so che mi mancherano i like, le condivisioni ed i commenti postivi dell’assessore Delli Santi e di Rita Labbro Francia e so già che stanotte faticherò a prendere sonno.

 

 

 

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