Banca pretende soldi da un correntista ma gliene deve di più: condannata



Se si parlasse di calcio, si potrebbe pensare a un autogol. Si parla di soldi, ma la metafora calcistica sembra ugualmente efficace. Dopo aver chiesto a un suo correntista una somma, un istituto bancario è stato invece condannato a dargliene indietro una maggiore.

L’avvocato Giuseppe D’Ippolito

La storia risale al 2014, quando la banca chiede e ottiene un decreto ingiuntivo nei confronti di un suo correntista di Oria per un presunto credito certo, liquido ed esigibile di circa 26mila euro. Il correntista, convinto di non dovere quei soldi, si rivolge all’avvocato Giuseppe D’Ippolito del Foro di Taranto, il quale propone opposizione al decreto ingiuntivo. Ne scaturisce un procedimento ordinario nel pieno contraddittorio delle parti. Il correntista, per il tramite del suo legale, non chiede soltanto la negazione del debito, ma con domanda riconvenzionale il riconoscimento di un credito previa analisi del rapporto storico dare/avere tra lui e la stessa banca.

Il consulente tecnico d’ufficio, in fase di perizia contabile, rileva tutta una serie di anomalie per quanto concerne commissione di massimo scoperto, interessi ultralegali e capitalizzazione trimestrale, che lo portano a rideterminare le pendenze in favore del correntista. In sostanza, non solo la banca non avrebbe dovuto pretendere quei 26mila euro, ma ne deve al correntista circa 34mila (a seguito della rideterminazione del saldo di conto corrente).

Con sentenza dello scorso 22 gennaio, l’istituto di credito, a seguito della soccombenza in giudizio, è stato quindi condannato in primo grado dal giudice Gianmarco Galiano del Tribunale di Brindisi anche a pagare le spese di lite.

 

 

 

 

 

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