L’autovelox non era segnalato a dovere, il giudice dà torto al Comune e ragione a un’automobilista


L’autovelox non era adeguatamente segnalato e dunque si trasformò in una sorta di trappola per gli automobilisti. Il Tribunale di Brindisi, nella persona del giudice Francesco Giliberti, ha nei giorni scorsi confermato la sentenza con cui, nel mese di dicembre 2015, il Giudice di Pace annullò un verbale di contravvenzione per eccesso di velocità della polizia locale di Oria.

L’avvocato Giovanna Rosso

Il Comune di Oria appellò quella sentenza, ma anche in secondo grado ha avuto ragione l’automobilista francavillese – assistita dall’avvocato Giovanna Rosso dello studio legale Andrisano – la quale sin dal principio lamentò (tra gli altri motivi di ricorso) come, quel giorno di fine novembre di quattro anni fa, non fosse chiaramente segnalata la presenza del rilevatore lungo la statale 7 Taranto-Brindisi.

Il giudice ha richiamato due sentenze nelle quali, nel 2013 e nel 2018, la Corte di Cassazione ha fissato i principi secondo cui gli automobilisti debbano essere sufficientemente e con congruo anticipo, rispetto al luogo della rilevazione, informati della prossimità di postazioni autovelox.

Il Comune, in buona sostanza, non è riuscito a provare l’efficacia e la stessa adeguatezza dei dispositivi preventivi di segnalazione. Di qui, il giudice ha dichiarato infondato il ricorso e ribadito l’illegittimità del verbale di contravvenzione. L’automobilista, insomma, non dovrà pagare gli 800 euro di sanzione amministrativa né subire la decurtazione di dieci punti patente dopo aver superato il limite – secondo l’autovelox – di oltre 60 chilometri orari.

 

 

 

 

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