Villa e terreno acquistati con soldi leciti, sequestro antimafia bocciato dal Tribunale


Quell’immobile fu acquistato con denaro lecito. Il Tribunale di di Lecce ha disposto la restituzione di villa e terreno (valore di 365mila euro) sequestrati preventivamente, nell’ottica di una successiva confisca, al 57enne di Oria Bruno Bembi. La prima sezione penale, presieduta dal giudice Gabriele Perna, ha accolto la richiesta di dissequestro presentata dall’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Bembi, poco dopo l’esecuzione del provvedimento lo scorso 12 febbraio. Quei beni, infatti, sono risultati acquistati da un familiare di Bembi, che vi risiede, coi soldi di un risarcimento assicurativo scaturito dalla morte di un congiunto nel 2006.Ciò è emerso “dalla comunicazione di avvenuta bonifico con indicazione della causale e dai movimenti sul conto corrente utilizzato per emettere gli assegni utilizzati per l’aggiudicazione dell’immobile e su quello sul quale veniva bonificata la somma da parte della compagnia assicuratrice”, si legge nel decreto di revoca del sequestro.Bembi – sempre per quanto sostenuto dall’avvocato Annicchiarico e condiviso sia dai giudici che dal pubblico ministero – ha riportato condanne per associazione di stampo mafioso (l’ultima relativa a fatti del 2005 e divenuta irrevocabile il 14 luglio 2016), ma in seguito non ha commesso illeciti e risulta “senza soluzione di continuità occupato come bracciante agricolo”. Cioè, trae sostentamento da questo regolare lavoro e dai sussidi di disoccupazione.

Non solo, nel decreto si prende in considerazione anche l’impegno nel Sociale di Bembi: “…appare indice di affrancazione del contesto criminale, oltre alla stabile e continuativa attività lavorativa, anche la dedizione al volontariato da parte di Bruno Bembi, in un’associazione di protezione civile di Oria, da oltre dieci anni”. Insomma, sono escluse l’attualità dell’appartenenza mafiosa di Bembi e la sua pericolosità sociale.

Di qui non sono ritenuti giustificati né la richiesta di una misura di prevenzione personale né, tantomeno, patrimoniale a carico del 57enne oritano. I giudici hanno quindi ordinato all’Agenzia delle entrate di Brindisi di cancellare la trascrizione del sequestro anticipato.

 

 

 

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