Non solo il “caso Balestra-Salvini”: nella maggioranza simpatie e tendenze politiche per nulla omogenee


Qualche giorno fa, nel corso di un incontro elettorale a Castello Imperiali, una candidata al Parlamento europeo de La Sinistra esordì dicendo qualcosa del genere: «Sono felice di essere qui stasera, anche perché questa città è guidata da un’Amministrazione di centrosinistra». Qualcuno dal pubblico annuì, qualcun altro storse il naso: tra questi ultimi anche l’ex consigliere comunale di Rifondazione comunista Emanuele Modugno, che – come noto – coi suoi compagni decise, a suo tempo, di non confluire nella coalizione de “La città futura” proprio perché poco tendente a sinistra.

Emanuele Modugno

Quel giorno di un paio di settimane addietro, il ministro dell’Interno nonché leader della Lega, Matteo Salvini, non aveva ancora fatto tappa in Puglia e, in particolare, a Ostuni. Il cosiddetto “caso Balestra” non era ancora scoppiato. La consigliera comunale e provinciale di maggioranza Adriana Balestra, insomma, non era ancora stata “paparazzata”, in compagnia di suo padre Enzo, al comizio dell’odiato-amato vicepremier leghista. Non vi era ancora stato lo scambio di colpi – spesso proibiti – tra lei e altri autorevoli esponenti di un movimento (Idea per Francavilla, di cui Balestra era capogruppo) a suo dire parte di un “fritto misto” noto sin dapprincipio, laddove la frittura assortita starebbe a indicare un coacervo di sensibilità politiche anche orgogliosamente differenti tra loro.

Non era ancora successo tutto ciò, eppure già ci s’interrogava sull’effettiva estrazione di una coalizione che, durante la campagna elettorale per le amministrative del 2018, pure aveva ammesso e fieramente sbandierato le proprie divergenze interne, erette anzi a vessillo del cosiddetto civismo puro. L’idea – peraltro dichiarata – era quella che ciascuno avrebbe potuto mantenere proprie simpatie, convinzioni e ideologie politiche a patto che avesse messo le proprie competenze a disposizione della coalizione prima, dell’Amministrazione poi. La trovata funzionò, tant’è vero che – anche sulla base di tali presupposti – al ballottaggio Antonello Denuzzo calamitò il consenso di una parte molto trasversale dell’elettorato, superò quota 9mila voti e sconfisse il sindaco uscente Maurizio Bruno. L’Amministrazione che ne nacque fu subito bollata da fuori come multicolor, arcobaleno, arlecchina e cose così. Definizioni che, allora, non sembravano e non erano considerate offensive, anche perché al suo interno si annidava (e annida) di tutto un po’: anime comuniste, socialiste, progressiste, catto-progressiste, liberali, conservatrici, ecc.

L’impostazione iniziale dev’essere però cambiata nel tempo, se è stata sufficiente la partecipazione di una consigliera comunale (e provinciale) di maggioranza al comizio ostunese di Salvini per innescare la miccia del malcontento e provocare i primi scricchiolii in una compagine che, almeno dall’esterno, fino a quel momento si palesava come una sorta di monolite.

Adriana Balestra

Dal canto suo, Balestra – in un mix di sfacciataggine, coraggio e coerenza con se stessa – ci ha messo il resto. Non si è inventata una scusa, non ha accampato giustificazioni; ha ammesso pubblicamente di non disprezzare la Lega e il suo leader, ha rivendicato la propria libertà di pensiero e si è dimessa dal movimento nelle fila del quale era stata eletta. Nel frattempo, non ha dimenticato di ribadire un convinto sostegno a Denuzzo e di annunciare la disponibilità a dimettersi dalla Provincia (dove la maggioranza è espressamente di centrosinistra) dopo aver discusso della questione con lo stesso sindaco e col presidente Riccardo Rossi.

E, allora, delle due l’una: o quella del cambiamento era e resta una coalizione consapevolmente variegata oppure indichi, una volta per tutte, qual è la sua tendenza maggioritaria o prioritaria. Lo faccia per se stessa – onde evitare ulteriori contraddizioni intestine – ma lo faccia soprattutto per quelle chiarezza e trasparenza promesse agli elettori.

Non è un caso che, “caso Balestra-Salvini” a parte, in occasione delle Europee del 26 maggio, tra gli esponenti della “Città Futura” – con buona pace di Gramsci – vi sia chi legittimamente sostiene e voterà per la sinistra, chi per il centrosinistra, chi, ancora, per il centrodestra e persino per la destra: basta farsi un giro su facebook, tra santini e link condivisi, per rendersene conto. La Sinistra sì, Partito democratico – Siamo Europei sì, +Europa sì, Fratelli d’Italia sì, persino Forza Nuova sì. Ma, a quanto pare, la Lega – peraltro non troppo simpatica neppure a chi scrive – la Lega proprio no…

Eliseo Zanzarelli

 

 

 

 

 

 

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