Carte false per un posto disabili riservato: condannata comandante della polizia locale


L’ex comandante della polizia locale di Latiano, Vitamaria Pepe, è stata condannata in primo grado dal tribunale di Brindisi a dieci mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per falsità ideologica e materiale aggravate in concorso commesse dal pubblico ufficiale, oltre che pagamento delle spese processuali. I fatti finiti a processo risalgono al gennaio 2016, quando il 54enne Cosimo Mosca, assistito dagli avvocati Antonio Sartorio e Antonella Rizzo, presentò querela presso i carabinieri in merito a uno stallo per disabili conteso con altri residenti in via Balsamo.Il 15 gennaio 2016, Mosca trovò occupato dall’auto dei dirimpettai il posto riservato alla madre  – Domenica Lisi, affetta da Alzheimer, deceduta nel settembre dello stesso anno – e chiamò la polizia locale perché fosse sanzionato il parcheggio non autorizzato di quella Fiat 500. I vigili non redassero, però, alcun verbale, così Mosca si rivolse ai carabinieri, che alle 17,25 sanzionarono l’infrazione. Da qui si scatenò l’inferno.Mosca si recò presso il Comando della polizia locale per recriminare circa il mancato intervento malgrado le sue reiterate richieste. La comandante non la prese granché bene e dopo qualche giorno il Comune avviò un “procedimento di revoca dell’ordinanza dirigenziale per la concessione dello stallo di sosta riservato ai disabili (…) per il venir meno delle condizioni essenziali ai sensi dell’art. 383 del Codice della strada…”. La revoca poi comunque non andò in porto: nel frattempo i carabinieri della stazione di Latiano, cui si erano rivolti Mosca e i suoi legali Rizzo e Sartorio, avevano avviato le indagini.In seguito, Pepe fece redigere a due marescialli suoi sottoposti marescialli una relazione di servizio – datata 15 gennaio 2016, ore 12,45 – da lei poi sottoscritta nella quale i due poliziotti locali attestavano (falsamente) che “alle 12,30 a seguito di richiesta telefonica da parte di un cittadino gli scriventi, su disposizione del Comando, si portavano in via Balsamo n. 46 per occupazione di posto ad personam occupato. Ivi giunti constatavano che l’autovettura marca Fiat Cinquecento targata (…) occupava effettivamente lo spazio sopra indicato e nel frattempo la conducente la stava rimuovendo. I referenti interpellavano la stessa per sapere il motivo per cui aveva sostato nello stallo riservato a persone disabili e riferiva quanto segue: «Sono una dirimpettaia e mi sono fermata per far scendere mio marito, che è persona disabile. Infatti ho fatto richiesta presso il vostro Comando per il rilascio del contrassegno e l’assegnazione dello stallo di sosta». Solo un tentativo, nelle tesi dell’accusa, con la quale ha probabilmente concordato il giudice, per precostituirsi una prova, poiché loro stessi avevano invitato la donna a spostare l’auto e poiché quest’ultima solo il giorno dopo avrebbe presentato la domanda per ottenere quello stallo riservato.

Inoltre, stando ai capi d’imputazione richiamati nel dispositivo di sentenza emesso in data 27 giugno, l’allora comandante:

attestò o fece attestare falsamente, mediante apposizione di numero di protocollo 45 del 15 gennaio 2016 che la domanda per il rilascio di contrassegno per disabili, presentata dalla dirimpettaia di Mosca il 16 gennaio 2016 e comunque successiva al verbale di contravvenzione dei carabinieri di Latiano del 15 gennaio 2016 ore 17,25, era pervenuta il 15 gennaio 2016 e comunque prima del verbale di contravvenzione;

falsificò o fece falsificare, presso l’ufficio di protocollo “registro generale” del Comune di Latiano semplicemente mediante la modifica di un paio di numeri di protocollo sulle ordinanze, così facendo risultare emessa in data 15 gennaio 2016 quella in favore dei dirimpettai di Mosca;

fece attestare falsamente,  a un maresciallo suo sottoposto che l’ordinanza numero 5 del 15 gennaio 2016 era stata notificata in quella stessa data (senza indicazione dell’orario) negli uffici della polizia locale alla moglie del dirimpettaio avente diritto.

Pepe è stata assolta con formula piena dalle accuse di abuso d’ufficio relativo alla revoca dello stallo alla madre di Mosca (che non si consumò) e da un’ulteriore accusa di falso, che le era stata contestata rispetto a un altro fatto specifico; assoluzione piena anche per i reati di errore determinato dall’altrui inganno e calunnia nei confronti dei carabinieri.

Il giudice Valerio Fracassi si è riservato il deposito della motivazione in 90 giorni. Dopodiché, quasi sicuramente, partiranno i ricorsi incrociati. Mosca – costituitosi parte civile a processo per il tramite dei suoi legali – lamenta, tra le altre cose, il mancato riconoscimento di alcun danno. Quest’ultimo aspetto potrà costituire uno dei motivi di appello.

 

 

 

 

 

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