Raid armato a casa del rivale, nuovi dettagli dalle indagini


Dopo i quattro arresti di domenica scorsa, proseguono le indagini dei carabinieri per ricostruire con precisione cosa è accaduto e soprattutto perché, nella serata di venerdì 2 luglio, sotto casa del 57enne G.A. in contrada Matarano a Fasano. Qui, come noto, un gruppo di fuoco dapprima ha incendiato tre auto parcheggiate nel cortile della villetta (un’Audi A3, una Fiat 600 e una Fiat Panda) mentre a una quarta è stato infranto il lunotto, poi ha sparato contro l’immobile: nove colpi anche ad altezza d’uomo, uno dei quali è finito su di un armadio al cui interno si erano rifugiate alcune delle 11 persone presenti, al momento dei fatti, nella villa, tra i quali anche due minori. Solo uno dei residenti ha riportato ferite, essendo stato colpito ripetutamente al capo col calcio di una pistola (escoriazioni multiple guaribili in 15 giorni, recita il referto).

Per i militari si è trattato di una scorribanda armata in piena, peraltro annunciata dal potente rombo di motore di un’auto di grossa cilindrata nella fase di avvicinamento all’obiettivo. Il capofamiglia, avendo probabilmente intuito il pericolo, ha urlato a tutti di rifugiarsi in casa o di fuggire: qualcuno è riuscito a fiondarsi in casa per rifugiarsi sotto letti e armadi, qualcun altro a nascondersi in un fossato.

Nel frattempo, il commando – entrato dopo aver divelto il cancello – ha dato fuoco ai tre veicoli parcheggiati fuori, frantumato il vetro di una Peugeot e preso una valigia contenente effetti personali, un computer, documenti e contanti per 2.500 euro. I reati contestati ai quattro indagati sono diversi: tentato omicidio, porto abusivo di armi clandestine, esplosioni pericolose, danneggiamento seguito da incendio e danneggiamento aggravato, rapina aggravata dalla violazione di domicilio, rissa e lesioni aggravate.

Varie sono le ipotesi al vaglio per ricostruire il movente, così come non è ancora escluso il coinvolgimento di altre persone – anche come favoreggiatrici della temporanea irreperibilità dei presunti autori – in quella che è sembrata una spedizione punitiva.

 

 

 

 

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