Soldi del sindacato per scopi personali, ma Fials difende il segretario: «I conti sono a posto, non lo quereleremo»

Tutto è partito da un esposto, forse anonimo, e si è aperto un procedimento penale: secondo qualcuno, il segretario generale della Fials – il principale sindacato nel settore sanità sul piano nazionale – e presidente di Assopensionati Giuseppe “Pino” Carbone si sarebbe, in passato, appropriato indebitamente, attraverso bonifici, assegni, rimborsi e disposizioni bancarie di ingenti somme di denaro dai conti del sindacato e dell’associazione.

La notizia dell’apertura del fascicolo d’indagine nei confronti di Carbone – anche consigliere comunale e già candidato sindaco nel suo comune, Oria – è circolata lo scorso 3 ottobre, quando il sostituto procuratore Simona Rizzo ha proceduto a una “notifica per pubblici proclami – avviso alla persona offesa” sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

In sostanza, il magistrato inquirente ha informato Fials e Assopensionati, in persona di ciascun associato, della facoltà di querelare – entro tre mesi – Carbone.

L’argomento è così finito all’ordine del giorno di una riunione della segreteria generale del sindacato tenutasi proprio ieri a Roma. Dopo aver preso atto di quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, di alcune strumentalizzazioni apparse sui social network e ascoltata la relazione del segretario generale, i componenti del massimo organo nazionale Fials hanno deliberato: di “non avere alcuna censura o lamentela nei confronti del segretario generale , avendo già esaminato vicenda e contabilità”; “di non avere alcuna censura in ordine alla auspicabile archiviazione del procedimento penale”.

Nella relazione alla segreteria, Carbone, dopo aver fatto cenno a “infondate speculazioni”, ha spiegato come quando la magistratura o la polizia giudiziaria vengano investite da un esposto, anche se anonimo per evitare le conseguenti assunzioni di responsabilità, debba comunque verificare la fondatezza di quanto, magari fantasiosamente, venga riferito, con la conseguente iscrizione nel registro degli indagati.

«Tanto è quanto si è verificato, determinando una indagine che, dopo aver capillarmente esaminato tutta la situazione, ha escluso qualsivoglia ipotesi di responsabilità».

In pratica, sempre a dire di Carbone – difeso dagli avvocati Massimo Manfreda e Teodoro Selicato del Foro di Brindisi – la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha rappresentato un atto dovuto, imposto da modifiche al regime di procedibilità in relazione al reato ipotizzato.

«Sembra il caso di ricordare – sostiene ancora il segretario – che la mera iscrizione nel registro degli indagati, anche nelle letture più giustizialiste, viene considerato un fatto assolutamente neutro verso una persona, che in ogni caso resta non colpevole fino a una eventuale condanna definitiva».

Infine, anche durante il briefing in segreteria, Carbone è passato al contrattacco nel dire che formarsi pregiudizi in relazione a un procedimento penale: appare sintomatico della pochezza di argomenti per screditare un soggetto; indice dell’incapacità di esercitare un legittimo diritto di critica, forse perché non si hanno argomenti; comporta assunzioni di responsabilità, con conseguente eventuale risarcimento dei danni.

Si prevede che nei prossimi giorni anche Assopensionati si muoverà nella medesima direzione di Fials, dichiarando di non avere nulla a pretendere dal suo presidente che – secondo gli associati – non avrebbe ma impiegato risorse comuni per scopi personali, ma in nome e per conto di sindacato e associazione.

Nei prossimi due mesi e mezzo, il procedimento potrebbe essere definitivamente archiviato.

Quanto innanzi vale anche in relazione a notizie apparse su social e organi di informazione on line. 

In ordine ad altra vicenda verificatasi in Calabria e riguardante un Caf (centro assistenza fiscale) avente come protagonista un omonimo del segretario nazionale Fials, ovviamente i due casi non hanno alcun punto in comune.

 

 

 

 

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