Contagiati e silenzi, Girolamo Bax: «Confessare di essere infetti non appartiene alla sfera della comunicazione ma alla sfera della salute» 

di Girolamo Bax

E’ un terreno difficile, basta poco per cambiare la prospettiva delle cose, per vederla in maniera diversa.
Se avessi il Coronavirus (salvo che io non sia asintomatico), questa lettera la scriverei sicuramente in modo diverso, il Coronavirus non attiene solo alla sfera della salute, attiene anche alla sfera della psiche, psiche intesa come la reazione emotiva che si genera in ciascuno di noi nel sapere di essere stati contagiati, nel sapere di essere il parente del contagiato, nel sapere di essere il vicino del contagiato o di stare a 1000 km da quel contagiato. A seconda della vicinanza alla sfera del contagiato, si hanno reazioni diverse ed ognuna di queste reazioni va rispettata. Questo, da parte mia, vuole essere un confronto che ci inviti alla riflessione.
Qui nessuno ha ragione e nessuno vince.
Penso che da questa pandemia scaturiscano 3 postulati,  dai quali non si potrà più prescindere e con i quali la nostra comunità imparerà a convivere.
Il primo è la consapevolezza che il diritto alla salute è sacro. Solitamente ce ne si rende conto con l’avanzare dell’età. Eravamo abituati a capire il valore della salute quando si cominciava ad essere un po’ meno giovani. Oggi anche un bimbo di 12 anni ha contezza che la salute è il primo dei beni e quindi va fatto tutto quanto è necessario per tutelare la salute di quel bimbo dodicenne. E’ talmente sacro il diritto alla salute ed è talmente mutata la sua percezione e la sua modalità di tutelarlo che uno dei dibattiti socio-politici del momento, in questo momento di crisi, è se sarà corretto in futuro demandare ancora ai privati, con il sistema della convenzione, le prestazioni sanitarie in favore dei cittadini. Si sta pensando di stravolgere il sistema sanitario nazionale.
Il secondo postulato è che per quanto ci si possa preparare alle catastrofi con regolamenti, norme, enti come la Protezione civile o la Croce rossa, non si è mai sufficientemente pronti, non si è mai all’altezza della situazione, non si è mai adeguati per il momento e chi lo era forse non riuscirà più ad esserlo. Basta poco per non essere adeguati.
Io ho diversi nipoti che si dividono tra scuole medie e licei vari. Non li vedo ma li sento e percepisco che ci sono quelli che si sono adattati al “cambiamento”, alcuni hanno capito che la lezione a distanza non è una opzione del futuro ma la modalità del presente, altri invece – che nella vecchia modalità erano dei campioni – si rifiutano di comprendere che non accettando la nuova modalità didattica rischiano di rimanere ai margini della società.
Bisogna essere capaci di governare le nuove modalità che il Coronavirus ci impone e questo vale per il capofamiglia, per l’amministratore delegato di un’azienda, per il sindaco. Chi ha la responsabilità di una famiglia, di un’azienda, di una collettività deve essere adeguato ovvero deve essere in grado di coordinare – nel proprio ambito – tutte le attività finalizzate alla tutela della salute, al benessere del individuo e alla sua tranquillità.
Il terzo postulato è che siamo vittime della comunicazione e – diciamocela tutta – la cosa fino ad oggi ci era anche piaciuta. Abbiamo vissuto nel buio delle nostre case per secoli: le tende, gli scuri e le persiane chiusi per non far vedere cosa succedeva nelle nostre case. Poi, d’emblée, ci siamo aperti a facebook, Narciso ha preso il sopravvento e tutti, quasi tutti, siamo stati e siamo fieri di far conoscere il nostro stato.
Siamo passati dal pudore dello specificare alla nostra mamma se avessimo fatto la pipì o la cacca al comunicare ai quattro venti che stiamo cacando. Passiamo mediamente su Facebook quattro ore della nostra giornata a farci i cazzi anche di chi non conosciamo.
Ma oggi, così, d’emblée, ad Oria, tutti, o quasi, quindi nessuna media, ma tutti hanno dichiarato ai quattro venti che da oggi ad Oria ognuno si deve fare i cazzi suoi. Ad Oria tutti oggi siamo diventati solidali, a leggere poi i diversi post delle diverse fazioni ho notato che molti sono sempre gli stessi e sono sempre solidali a prescindere.
Ho un messaggio di un mio conoscente solidale con uno degli assessori ma poi il suo messaggio con me e tutt’altro che solidale. Strano modo di essere solidali.  Strano perché tutti domenica sera volevamo sapere chi era l’assessore contagiato, strano perché io ho ricevuto una decina tra messaggi e chiamate chi mi chiedevano chi fosse, adesso tutti dicono che non si sarebbe dovuto sapere…
La notte scorsa, ad Oria, nella nostra comunità, c’è stata una miscela esplosiva dei tre postulati ed è bastato poco per spaccare in due una comunità, ed è assolutamente quello che non possiamo permetterci perché come ha detto la Regina d’Inghilterra alla sua Nazione “uniti si vince”.
Difficile fare un ragionamento compiuto senza offendere la suscettibilità di qualcuno, non è il mio intento e confido nell’intelligenza di ognuno di noi nel trarre le proprie e dovute conclusioni. Sono certo che con il tempo ognuno saprà assumersi la propria parte di responsabilità, me compreso. Nessuna conclusione o post scriptum (eccetto due), solo i fatti e ad ognuno di noi le conclusioni ed un po’ di auspicata conseguente autocritica, per i futuri comportamenti:

1. Diritto alla salute

Per potermi difendere dal Coronavirus è necessario che io sappia se il mio vicino lo ha contratto. Saperlo è necessario perché farò attenzione a non appoggiarmi alla sua maniglia o alla sua porta di casa, fermo restando che a 2 metri di distanza e con le dovute precauzioni potrò, con il mio vicino,  conservare i consueti rapporti. Raccontare i cazzi propri al mondo con forza e con qualunque mezzo è in questo caso una forma di generosità nei confronti del prossimo. Non si può obbligare nessuno a farlo, ma sarebbe meglio se lo si facesse. Confessare al prossimo di essere contagiato non appartiene alla sfera della comunicazione ma alla sfera della salute, propria e del prossimo.

2. Diritto alla comunicazione

a) Privacy dei politici, sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 25.05.2017: “Un uomo pubblico ha una privacy attenuata in rapporto all’attività che svolge” … “Ciò che fa il politico, specie se appartiene alla classe dirigenziale, non è mai un fatto privato ma sempre di interesse pubblico perché incide sugli interessi del paese”
b) Garante della Privacy in merito al rapporto stampa-coronavirus, 31 marzo 2020: “… in una situazione di emergenza quale quella attuale, in cui l’informazione mostra tutte le sue caratteristiche di servizio indispensabile per la collettività… si ritiene doveroso richiamare l’attenzione di tutti gli operatori dell’informazione al rispetto del requisito dell’essenzialità” delle notizie che vengono fornite, astenendosi dal riportare i dati personali dei malati che non rivestono ruoli pubblici, per questi ultimi nella misura in cui la conoscenza della positività assuma rilievo in ragione del ruolo svolto”.

3. Cabina di regia

a) Non è possibile che ad Oria i contagiati siano solo 6 e che il 50% di questi siano 3 assessori. La popolazione ha il diritto di conoscere la vera dimensione del fenomeno. Se così non fosse non avremmo il capo della protezione civile tutti i giorni, più volte al giorno, in Conferenza stampa a raccontarci i numeri sulle TV nazionali. Noi abbiamo bisogno di conoscere i nostri veri numeri per una serie di svariati motivi e conoscerli (i numeri, non i nomi) non è difficile. Sarebbe sufficiente contattare giornalmente i 10 medici di base per conoscerne il numero di contagiati e guariti. Conoscere l’esatto numero, perché non siamo solo 6, indurrebbe tutti ad una maggiore attenzione. Chiamare i 10 medici di base della nostra comunità per conoscere il numero esatto dei contagiati non è un’operazione difficile, non penso.
b) Se ci fosse stata una chiara comunicazione, l’attività dello Strillone ed il pettegolezzo cittadino non avrebbero avuto motivo di esistere. Non si può domenica sera iniziare un video comunicando che i contagiati ufficiali sono 3 se sappiamo che oltre a quei soliti 3 contagiati si è aggiunto uno degli assessori. Un chiara comunicazione impone che l’attacco del video sia: egregi concittadini da ieri abbiamo 4 contagiati. Se decidiamo di comunicare che un assessore è contagiato non possiamo esimerci dal comunicare il nome altrimenti tutti coloro i quali sono entrati in contatto con i restanti 4 assessori entrano nel panico (a tal proposito ricordo che l’Assessore Delli Santi è stato costretto a fare un comunicato con il quale smentiva di essere lui l’assessore contagiato, il che equivale a dire che il contagiato è uno degli altri.
c) Se sapevamo da sabato mattina che uno degli assessori aveva contratto il Coronavirus, non possiamo attendere il martedì per disinfestare gli uffici del comune.
d) Se sappiamo che uno dei nostri assessori è sospettato di avere il coronavirus e che il 20 marzo ha fatto il tampone, nell’attesa del risultato del tampone, la diligenza del buon padre di famiglia  – che corrisponde alla diligenza del buon amministratore – consiglierebbe di mettere in quarantena l’intera Giunta. Dall’albo pretorio del sito del Comune leggo che c’è stata una Giunta comunale il 13 marzo, tutti presenti sindaco compreso,  alle ore 14:15, nella sala delle adunanze del Comune. La Giunta del 13 marzo ricade nei 15 giorni precedenti al tampone risultato positivo. Indipendentemente dal risultato del tampone, a partire dal 20 marzo forse la Giunta tutta si sarebbe dovuta mettere in quarantena. Purtroppo dal 13 marzo fino a sabato scorso, alcuni di quegli assessori hanno incontrato i cittadini e guardacaso si sono anche relazionati con gli operatori della Croce rossa e della Prociv, operatori che a loro volta sono andati casa-casa a consegnare i pacchi alimentari: potenzialmente una catastrofe.
In bocca al lupo a tutti.
PS: auguro una pronta guarigione a tutti i contagiati e mi auguro che gli assessori di questo comune possano tornare quanto prima a loro lavoro perché mai come oggi è necessario il lavoro di tutti.
PPS (per il direttore che mi ospita): forse una telefonata di cortesia agli assessori poteva essere fatta, ma va anche detto che la telefonata appartiene alla sfera dei rapporti personali e non della deontologia professionale. 

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