“Pascaredde” in campagna e pseudo sportivi dell’ultima ora: ok, ma poi niente piagnistei

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Nelle giornate, appena trascorse, di Pasqua e Pasquetta sono giunte in redazione numerose segnalazioni di presunti assembramenti anche nei comuni del Brindisino sia tra le campagne, sia nel centro abitato: riunioni tra familiari (in parte, consentite) e tra amici per fare “pascaredda”. C’è stato chi ha lamentato picnic, pranzi e cene con numerosi commensali e chi, invece, attività all’aria aperta insolitamente frequentate a differenza che nel periodo pre pandemia.Ogni scusa è stata buona – a dire degli autori delle segnalazioni – insomma per “evadere” dai domiciliari del lockdown pasquale, il secondo in due anni di emergenza sanitaria.Non è stata qui, volutamente, pubblicata alcuna segnalazione (a volte, con foto annesse) perché, dopo un anno di rischi e di perdite – umane, economiche, sociali – sta alla responsabilità di ciascuno o, nel caso dei minori, dei genitori fare le scelte che si ritengono più opportune. Non è che non si possa andare a scuola e poi ci si possa, invece, ritrovare liberamente a casa di amici, in piazza o in campagna…

Le stesse forze dell’ordine, quando hanno potuto, si sono mostrate anche piuttosto tolleranti perché in quelle divise ci sono donne e uomini che a loro volta vivono questa situazione di cui sono a loro volta stanchi.

La stanchezza è infatti comprensibile, si è tutti stanchi di questa situazione che da surreale si sta trasformando quasi nella normalità quotidiana. Poi però sarebbe necessario essere responsabili per evitare che si trascini ancora nel tempo o, peggio, diventi infinita.

Non ci si lamentasse, quindi, dei futuri incrementi dei contagi né della scarsità dei controlli né, tantomeno, della gestione politica nazionale, regionale, comunale, ecc. In fondo, è tutto principalmente un fatto di autogestione responsabile: c’è chi ne è capace e chi no. Intanto, gli ospedali sono al collasso: i posti per i ricoveri scarseggiano, così come i vaccini. Qualcuno se ne pentirà e si ravvederà dinanzi al fatto compiuto, al problema che lo tocca da vicino. O magari forse ancora no.

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