L’opinione – Capone: “SuperLega? La sconfitta dei poteri forti. Noi cittadini possiamo, we can”

Share on facebook
Share on twitter
Share on pinterest
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email

di Gino Capone*

Gino Capone

Molti mi hanno chiesto in privato cosa pensassi del ‘Pasticciaccio’ della Super-Lega. Immagino che lo abbiano fatto pensando che fossi ‘dentro’ le cose del calcio per via del libro “Ti Racconto i Campioni del Milan”, edito da Gribaudo, e scritto a quattro mani con Demetrio Albertini, mitico mediano del Milan degli ‘Invincibili’ e degli ‘Intoccabili’, oltre che consorte di mia figlia Uriana.

In realtà ho solo prestato il mio mestiere al progetto. Quanto alle competenze calcistiche sono solo un tifoso, e anche molto anomalo, tanto anomalo che, pur tifando Lazio, se durante il derby la Roma esprime un calcio più intrigante di quello della mia squadra, tifo per quella che mi diverte di più. Ho detto tutto.

Rispondo però con enorme piacere sul ‘Pasticciaccio’ dei dodici Super-Leghisti perché lo ritengo estremamente interessante sociologicamente. Uno straordinario esempio di partecipazione sociale da capitalizzare e traslare su altre problematiche della nostra esistenza. A volte i maggiori insegnamenti vengono proprio da chi meno te lo aspetti. Solo che bisogna coglierli.

E gli scrittori, o i pensatori in genere, servono a questo. Non facendo nulla di pratico tutto il santo giorno hanno la mente libera da pensieri contingenti e possono impiegarla riflettendo su altro. Per farla breve.

Cosa ci insegna questa vicenda che vede da una parte dodici Super Potenti, decisi a calpestare i valori de ‘La Bandiera’ passandoci sopra con lo scarpone del ‘Business’, e dall’altra la massa, composta da tifosi, calciatori, società di calcio e istituzione varie che li costringe a battere in ritirata con una tempestiva e compatta sollevata di scudi?

Intanto ci dice che i 12 sono degli sprovveduti. Avrebbero dovuto tener conto che mettersi a tavola per spartirsi una torta in 13 (dodici più il Dio denaro) porta sfiga. Battute a parte, l’accaduto ci dice che, se noi vogliamo, possiamo: “Yes we can”.

E’ la celebre frase-slogan che contribuì alla vittoria presidenziale di Barak Obama. E’ una frase banale, ‘corny’ , così come la definì lo stesso Obama, ma la moglie (a conferma che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna) lo convinse a pronunciarla in chiusura del suo discorso e quelle tre semplice parole segnarono la sua fortuna e diventarono uno slogan imitato e ripetuto in tutto il mondo.

Anche il piccolo David ebbe la meglio sul gigante Golia, come ci dice la Bibbia. Ma non è questo l’esempio che fa al nostro caso. Golia era un gigante di suo, per natura. I Poteri Forti , invece, non sono forti per natura. Sono forti perché noi gli diamo il potere e li rendiamo tali. Bene.

Abbiamo celebrato da poco la “Giornata Mondiale della Terra”, quella Terra che sta morendo, calpestata dai Poteri Forti che ci stanno passando sopra con lo scarpone del ‘Business’. Se non vogliamo essere complici di questo delitto, oltretutto autodistruttivo, protestiamo, dissociamoci, e boicottiamo compatti quei ‘beni’ che fanno ‘male’ all’ambiente. Se vogliamo, possiamo: We can, così com’è stato fatto per il pallone. Forse, la Terra lo merita di più… E più urgentemente.

*Sceneggiatore e scrittore

Resta aggiornato

Iscriviti alle nostre newsletter