Tipicità salentine, in un libro tutto sul fico mandorlato di San Michele

L’assessora Angela Martucci: “Un prodotto che ha reso importante San Michele Salentino in tutto il mondo merita un libro tutto per sé, raccontato da chi lo produce e grazie al quale vengono realizzati piatti creativi”

Quando un prodotto può definirsi davvero grande? Quando ha la capacità di adattarsi alle epoche che attraversa restando sé stesso. È quello che è successo al fico mandorlato, simbolo di un paese, San Michele Salentino, capace di cambiare restando sé stesso, che l’Amministrazione Comunale, da un’idea dell’assessorato allo spettacolo guidato da Angela Martucci, vuole celebrare in un volume che non sarà un semplice libro di ricette ma una vera e propria opera d’arte: un manuale di cucina sentimentale, una mappa emozionale, attraverso storie, aneddoti e ricette, per raggiungere il cuore dei lettori.

La redazione del volume sarà curata da Ilaria Oliva, di San Vito dei Normanni, docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Bari, manager culturale dal 1999, esperta di valorizzazione, marketing territoriale e organizzazioni di eventi. Sommelier dal 2017 e Master Sommelier dal novembre 2021 con Fondazione Italiana Sommelier.

Angela Martucci e Ilaria Oliva

“È chiaro che non sarà il solito libro di cucina – spiega l’assessora Martucci – perché, oltre alle ricette provenienti da ristoratori, panettieri, pasticceri e casalinghe, sarà dato spazio ai personaggi, a chi, nella nostra Comunità, ha scritto la storia del fico mandorlato, ovvero i produttori. Sarà un libro di racconti, con immagini inedite che illustrano questo grande prodotto. Ognuno lo leggerà da un suo personale punto di vista, perché il cibo è qualcosa che non si ferma solo al palato, è anche qualcosa di più profondo. C’è tanto amore attorno a questo prodotto, attorno a San Michele e alle sue tradizioni. Lì vogliamo condurre cittadini, viaggiatori e appassionati. A fianco al testo italiano, infatti, ci sarà la traduzione in inglese perché il fico mandorlato è diventato il prodotto-simbolo di San Michele Salentino nel mondo e, per il turista gourmet, un dono originale da regalare agli amici”.

Per la raccolta del materiale storico ed enogastronomico sarà pubblicato a breve un avviso sulla homepage del sito istituzionale e su tutti i canali di informazione del Comune. Alla realizzazione del volume, che sarà effettuata nel modo più corale possibile, potranno partecipare ristoratori locali, titolari di attività che operano nel settore gastronomico (panifici, pasticcerie, bar, etc.) ma anche tutti i cittadini appassionati di gastronomia che vogliano condividere, quindi, ricette, racconti e aneddoti a tema “fico”. Si potrà contattare la dr.ssa Ilaria Oliva alla seguente e-mail: olivai72@gmail.com, indicando nome, cognome, nome attività, recapito telefonico e/o direttamente la ricetta o il racconto. Sarà premura della dr.ssa Oliva mettersi in contatto con ciascuno, per valorizzare ogni contributo. È, inoltre, possibile contattare il Comune di San Michele Salentino al numero 0831.966026 e chiedere dell’ufficio stampa, che provvederà a indirizzare le comunicazioni ricevute.

“L’idea – spiega la Oliva – è rendere il senso di una comunità attraverso le sue tradizioni, il suo patrimonio immateriale, che ne costituiscono l’identità.”

La tradizione dell’essiccazione dei fichi è tipica di tutto il sud Italia ed era praticata soprattutto dalle famiglie contadine. Ma l’idea di arricchire i fichi essiccati, aggiungendo la mandorla, nasce a San Michele Salentino. La preparazione avviene raccogliendo a scalare i fichi in via di maturazione: si utilizzano solo i bianchi della varietà Dottato che vengono aperti a metà, appiattiti e lasciati essiccare su graticci di canne (sciaje) al sole per una settimana. Una volta raggiunto il giusto grado di essiccazione, si pone dentro il fico aperto una mandorla intera tostata di varietà Riviezzo (Cegliese), o Bottari (il nome locale della Genco), o Sciacallo, Tondina, o Sepp d’Amic. Si unisce, quindi, una scorzetta di limone e qualche seme di finocchietto selvatico. Si sovrappone il fico ad un altro fico e si chiude: si infornano quindi a temperatura medio-bassa per circa un’ora. La preparazione dei fichi mandorlati comincia alla fine di agosto e prosegue fino alla fine di settembre.

“Ecco così che la cucina diventa un’occasione per cittadini, chef, artigiani di raccontare con i sapori di un piatto la storia del fico mandorlato e per chi mangia di conoscere tradizioni e valori culinari decennali – dichiara il sindaco Giovanni Allegrini. Partendo da quello che ci offre la nostra terra, con questo libro riusciremo a raccontare il patrimonio culturale e l’identità storica della nostra San Michele perché il cibo riesce, si, a soddisfare la nostra fame ma anche la voglia di scoprire e conoscere la tradizione e la cultura di un luogo attraverso i cinque sensi”.

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