Festa patronale con polemiche a Erchie: striscioni in piazza e chiarimenti del sindaco dopo la processione, tra incomprensioni e malumori

di Eliseo Zanzarelli

[La foto in anteprima, quella della festa, è di Antonello Convertino]

Avrebbe dovuto essere – come sempre – una grande festa di popolo, sia religiosa, sia – come si usa dire – civile. Invece, le celebrazioni in onore di Sant’Irene (patrona) e Santa Lucia (protettrice) si sono trasformate principalmente in un’occasione di scontro fra parti e supporter politici, quasi in una campagna elettorale anzitempo. Tant’è vero che il sindaco di Erchie, Pasquale Nicolì, dopo la processione si è presentato sul sagrato della chiesa e ha tenuto, di fatto, un comizio. Come sempre in questi casi, qualcuno ha apprezzato, qualcun altro l’ha invece fischiato.

La maretta, in quel di Erchie, era già cominciata nei mesi passati tra discussi viaggi a Siracusa, mancati patrocini, tasse per l’occupazione del suolo pubblico e, insomma, contrasti assortiti. Sullo sfondo, le statue delle sante così tanto venerate in un paese tra i più piccoli, poveri ma ricchi di tradizioni religiose dell’intera provincia brindisina.

La festa di sabato 4 giugno è saltata a causa di problemi burocratici legati al piano di sicurezza ed emergenza, riveduto e corretto fuori tempo massimo. Così, nel primo pomeriggio, si è appreso che no, non ci sarebbe stato intrattenimento né “mattre” in quella stessa sera. Qualcosa d’insolito in cittadina che tiene molto a queste cose, dove guai a toccare Santa Lucia e Sant’Irene. Sono comparsi degli striscioni – poi rimossi – contro l’Amministrazione comunale in carica e degli inviti espliciti a dimettersi rivolti al sindaco Pasquale Nicolì.

Le celebrazioni religiose hanno comunque seguito il loro corso e nella serata di domenica 5 giugno la processione si è snodata per le vie del paese, con la banda tranquillamente impegnata nella sua cassa armonica.

Alla fine, un fuori programma: il primo cittadino ha preso la parola sul sagrato della chiesa e ha spiegato, con parole sue, quanto era accaduto. Ha chiarito come il problema delle mancate autorizzazioni non fosse dipeso da lui, ma da un’errata richiesta rigettata dagli uffici comunali e corretta solo in seguito, quand’era troppo tardi. Ha detto di non aver voluto ingerire in questioni slegate dalla competenza politica e legate, invece, a questioni logistiche e di sicurezza sotto l’egida dello Sportello unico attività produttive (Suap) e della Questura. Ha invoca questioni di legalità e fatto riferimento a forze oscure, ma neanche troppo, che avrebbero strumentalizzato la situazione a proprio uso e consumo approfittando di seguaci non consapevoli delle cose.

La reazione dei consiglieri comunali Giuseppe Margheriti (ex sindaco) e Chiara Saracino (ex candidata sindaca, sconfitta proprio da Nicolì) non si è fatta attendere: “Dopo due anni di pandemia non siamo riusciti a rifare questa festa, ed è un dato di fatto. Il nostro rammarico è enorme perché durante le nostre amministrazioni tutti sanno quanto abbiamo faticato per valorizzare il culto delle nostre sante, che sono le sante di tutti, e quanto abbiamo puntato sul turismo religioso anche assumendoci delle responsabilità dirette. Quando il sindaco dice che non era suo compito firmare alcunché, sbaglia. Sul territorio comunale è il sindaco la massima autorità, anche per salute e sicurezza.

Se avesse voluto, avrebbe fatto carte vere – non diciamo false, altrimenti pensa alla legalità anziché a un modo di dire – pur di restituire agli ercolani ciò che è degli ercolani: feste paesane, sane e genuine dove quasi sicuramente non ci sarebbero stati problemi. Poi, se i problemi ci fossero stati, sarebbe subentrata la responsabilità del sindaco e degli amministratori. Che modo di amministrare e di fare gli interessi della comunità è quello dove non ci si vuole assumere alcuna responsabilità? Le cariche elettive comportano onori e oneri, ma evidentemente non tutti siamo pronti ad assumerci i secondi.

La burocrazia resti negli uffici, tanto cari al sindaco Nicolì. Noi ci siamo sempre occupati di politica: democraticamente abbiamo perso le ultime elezioni, democraticamente cercheremo di vincere le prossime. Sempre democraticamente, i cittadini si esprimono sui social e i giornalisti scrivono sui giornali. L’hanno fatto anche ai tempi nostri, ma abbiamo subito e accettato, fa parte del gioco.

Se non si accettano pressione e critiche, si può fare soltanto una cosa: tornare a casa e coltivare propri interessi e orticello come si crede. Amministrare una comunità è tutt’altra cosa, non si può unicamente pensare al proprio ego ed è anzi necessario tenere sempre conto del ‘noi’.

Ultima cosa, a proposito di legalità: quel comizio conclusivo del sindaco, affiancato dai suoi sodali, siamo sicuri che fosse stato autorizzato?”.

Insomma, a Erchie la campagna elettorale non è mai finita. E non ci sono santi o, per meglio dire, sante che tengano…

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