Regolamento di conti fallito: spari al rivale, ma poi la pistola s’inceppa. Fermate due persone

La pistola si è inceppata e solo questa circostanza avrebbe salvato il loro bersaglio dal ferimento o addirittura dalla morte. Dopo ore di indagini serrate da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Brindisi e del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni, la pm Carmen Ruggiero della Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha spiccato un decreto di fermo d’indiziati di delitto nei confronti di due sanvitesi (A.D. e G.N.). Sono sotto indagine in quanto sospettati, per l’appunto, di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e di detenzione e porto abusivi di arma da fuoco.

I fatti finiti al vaglio degli investigatori risalgono alla sera dello scorso 17 giugno, intorno alle 20. Quel giorno e a quell’ora i due fermati avrebbero fatto irruzione in un appartamento al primo piano di una palazzina in largo Sant’Antonio a San Vito dei Normanni. In quel momento, all’interno dell’appartamento si trovavano due persone, una delle quali già nota alle forze dell’ordine e non a caso sottoposta alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

I due intrusi, armati di pistola calibro 7.65, hanno sparato due colpi, ma per loro sfortuna e per fortuna del loro obiettivo, dopo quei due colpi l’arma si è inceppata. Il sorvegliato speciale e la persona che era in sua compagnia hanno così potuto guadagnare la fuga un po’ come nei film: sono saliti dapprima sul tetto dell’abitazione in cui si trovavano e poi sui tetti delle altre circostanti. I loro aggressori, nel frattempo, hanno desistito dall’inseguirli e si sono dati a loro volta alla fuga.

Secondo gli investigatori dei carabinieri, per qualche giorno hanno trovato rifugio in zone isolate di San Vito dei Normanni e Brindisi grazie anche a una presunta rete di fiancheggiatori. Il tentato omicidio, sempre secondo la tesi accusatoria, s’inserirebbe in un più ampio contesto criminale finalizzato al controllo esclusivo del territorio nell’ambito della gestione di attività illecite sia a San Vito dei Normanni che in altre località limitrofe.



In sostanza, si sarebbe trattato di un regolamento di conti fra fazioni o, se si preferisce, bande contrapposte. L’indagine, non a caso, è stata presto assorbita dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce.

Un’indagine – lampo che nel giro di pochi giorni ha condotto a ricostruire i fatti e a fermare i presunti responsabili, condotti nel carcere di Brindisi. Gli spunti investigativi non si sono comunque esauriti nel fermo di queste due persone, giacché si continua a indagare su mandanti, fiancheggiatori e sulle cause scatenanti il conflitto e sull’ipotizzato “giro” di malaffare che si celerebbe dietro il singolo episodio.

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