Francavilla, il centrodestra bisticcia ma forse sta solo maturando: non è detto che sia una crisi, magari solo un processo di crescita intestina

di Eliseo Zanzarelli

[La foto a corredo del post è di Giulio Andriulo]

C’è chi dice che il centrodestra di Francavilla Fontana – per molti anni considerata patria dei moderati brindisini e forse anche pugliesei – sia in difficoltà. L’affermazione è degna di approfondimento, se solo si conoscono uomini, donne e soprattutto fatti della politica locale.

Semplicemente, il centrodestra francavillese – sfaldatosi negli anni – è giunto a un inevitabile e necessario regolamento di conti tra un passato discusso eppure glorioso e un presente che, per forza di cose, tende ad affrancarsi o emanciparsi da quel passato.

Il ragionamento non è neppure troppo complesso: i massimi rappresentanti di quel passato egemonico, di fronte alle sconfitte degli ultimi anni, sono tornati a fare la voce grossa.

Il riassunto è questo: “Quando c’eravamo noi e si vinceva con una certa agilità, da quando non ci siamo più noi si è cominciato a perdere”.

E, allora, Uccio & Gino, lo storico duetto che ha fatto la storia politica della Città degli Imperiali, è tornato di recente alla ribalta delle cronache politiche, ammesso che ne sia stato mai in qualche modo per davvero escluso.

Ed è esattamente qui che scatta l’ulteriore punto/spunto di riflessione da parte degli eredi politici: “Dal 2014 (Bruno), passando per il 2018 (Denuzzo), il centrodestra si è disperso perché c’eravamo noi oppure perché c’eravate ancora voi?”.

Per dare risposte a queste due impostazioni contrapposte sarebbe necessario poter entrare nelle menti di ciascun singolo elettore o farne una sintesi omogenea. Un’operazione ardua, se non impossibile, come quella di attribuire torti e ragioni ai contendenti, meriti e demeriti, contendenti che restano – del tutto legittimamente – sulle proprie posizioni.

Sia Vitali che Curto hanno tuonato, ultimamente, contro i loro successori che – dati alla mano – non sono riusciti a replicare né ad avvicinare i successi elettorali dei tempi che furono.

Vitali, per esempio, ha pubblicato un post neppure troppo sibillino per fare presente una cosa: “Quando avevo la loro età ero già alla seconda legislatura in Parlamento e avevo raggiunto quel traguardo senza bisogno di mancare di rispetto a quelli più grandi di me. Non c’è niente da fare: e’ questione di stile. Povero gabbiano”.

Il riferimento, si diceva, non è neppure troppo velato: il riferimento al povero gabbiano è a uno dei contendenti nella querelle del centrodestra il cui cognome fa rima con “gabbiano”.

Non gliene ha risparmiate neppure il “cittadino Curto”, così definito – per via dell’attuale assenza d’incarichi pubblici – dal consigliere comunale Antonio Andrisano.

La semplicità della situazione e il regolamento interno di conti nel centrodestra impone un ragionamento complesso: stanno litigando o semplicemente dicendosi delle cose, sempre pensate, che negli anni non c’era mai stato modo di dirsi?

Il centrodestra di Francavilla Fontana – al netto di polemiche sterili – è uscito allo scoperto e sta ragionando su sé stesso, con una trasparenza che forse finora non era mai esistita.

Curto, Vitali e potenziali successori (da Andrisano a Michele Iaia ad Adriana Balestra, solo per citarne alcuni) stanno facendo ciò che per anni non erano riusciti o non avevano inteso fare neppure nelle segrete stanze delle riunioni a porte chiuse. Poi, come si sa, la politica nel frattempo è diventata più “liquida” sia sul piano nazionale che su quello locale.

Non è del tutto ancora detto, quindi, che il centrodestra sia in crisi. Forse ha solo maturato un’accresciuta percezione di sé, di ciò che fu e di ciò che è o non è più adesso. Resta da stabilire una sola cosa, neppure troppo di dettaglio: dove andare, come e con chi andarci. Si parla del famoso “perimetro”, umano e partitico, che al momento non presenta ancora confini ai più noti.

Una sola cosa è per il momento certa: impossibile attribuire colpe o conferire medaglie di fronte a nuovi modi di fare politica e di dirsi in faccia ciò che si pensa, ciò che si ritiene sia stato o sia così. A destra e a manca, così come al centro, il confronto può essere anche scontroso, aspro ovvero sanguinolento. In fondo, alla fine, chiunque, dall’interno o dall’esterno, può trarre le proprie conclusioni, farsi un’idea, schierarsi con Tizio piuttosto che con Caio. Sì, c’è scritto proprio Caio, mica Caino.

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