Non cercarono di rubare del carburante da un escavatore: pienamente assolte tre persone

Semplicemente, per il giudice, non commisero il fatto. Il giudice del Tribunale di Lecce Michele Guarini ha assolto con formula piena tre persone – C.I., A.I e A.C, tutti di Erchie in provincia di Brindisi – finiti a processo diversi anni fa per un tentato furto di carburante nella zona industriale di Lecce. I tre, che all’epoca avevano 30, 43 e 25 anni, erano accusati di aver provato a impossessarsi di carburante sottraendolo da un mezzo pesante nel parcheggio di un’impresa di autotrasporti in via Islanda. Il trambusto creatosi non sfuggì al custode, che chiamò le forze dell’ordine, in particolare la polizia, che trovarono i tre sul posto a bordo di una Volkswagen Golf prossima a un escavatore Caterpillar 323 cui era appoggiata una tanica di gasolio con ancora inserito un tubo in plastica di colore verde, collegato all’escavatore e allacciato a una pompa manuale rossa.

Nell’auto, perquisita, i poliziotti trovarono due batterie per auto, una chiave inglese, una sbarra in ferro, una pinza, due giraviti, cinque chiavi per bulloni, una chiave per lo smontaggio delle candele e due guanti in lattice, il tutto ritenuto a suo tempo compatibile col tentato furto di carburante dall’escavatore, carburante di cui era stata già riempita una tanica da 30 litri. Il terzetto, difeso dall’avvocato Michele Iaia del Foro di Bari, quell’8 ottobre 2013 fu quindi condotto in Questura nel capoluogo salentino e denunciato a piede libero proprio per il tentato furto. Dopo diversi anni di processo e una serie infinita di udienze, il legale è riuscito a dimostrare – creduto dall’organo giudicante – come i suoi assistiti quel giorno non si trovassero in quel posto per trafugare carburante ma per altri motivi, evidentemente ritenuti leciti.

L’avvocato Iaia

La motivazione della sentenza sarà depositata comunque entro i canonici 90 giorni che il giudice si è riservato. Il pubblico ministero aveva chiesto 15.100 euro di multa per ognuno dei tre e due mesi di reclusione a testa con conversione della pena in sanzione pecuniaria. Il castello accusatorio è stato però evidentemente smontato a processo e i tre sono quindi stati assolti con formula piena e continuano a essere a piede libero senza quel fardello di un processo a loro carico durato ben nove anni. Sia secondo l’avvocato, sia secondo il magistrato erano le persone sbagliate da incolpare: nessun tentato furto a loro carico.

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