Lite negli spogliatoi seguita da pestaggio: citati a giudizio tre giovani per lesioni e danneggiamento

Dopo un litigio avvenuto negli spogliatoi del campo sportivo di Ceglie Messapica, picchiarono sotto casa sua in zona piazza Verdi a Francavilla Fontana il 35enne Arcangelo Di Coste e successivamente anche suo fratello Gabriel intervenuto per difenderlo. Ora tre giovani francavillesei – di 24, 23 e 18 anni – dovranno difendersi a processo dalle accuse formulate a loro carico dal sostituto della Procura di Brindisi Mauron Gallone, che li ha citati a giudizio.

I tre imputati sono difesi dagli avvocati Pasquale Fistetti e Cosimo Letizia, mentre i Di Coste sono seguiti dall’avvocato Domenico Attanasi – Studio Open Avvocati e si costituiranno parti civili. I fatti finiti a processo risalgono alla serata – erano le 20 circa – dello scorso 3 novembre. Stando alle ricostruzioni, uno degli imputati e Arcangelo Di Coste, entrambi calciatori del Ceglie, il primo nelle juniores, il secondo in prima squadra, non se le erano mandate a dire dopo l’allenamento.

In particolare, Di Coste avrebbe detto al primo di far presto a sgomberare lo spogliatoio dato che anche quelli della prima squadra (Promozione) avevano diritto a fare una doccia dopo gli esercizi in campo. Sembrava tutto finito lì ma nel rincasare a Francavilla Fontana si era trovato accerchiato nel contesto di quella che sembrò una sorta di spedizione punitiva: prese calci e pugni per l’onta in precedenza arrecata al 18enne.

Tentò di fuggire ma fu nuovamente aggredito e neppure l’intervento del fratello, colpito con un pugno e un calcio alla testa, servì a placare l’ira degli aggressori, allontanatisi solo quando sul posto – via Zandonai, quartiere Musicisti – accorsero anche alcuni vicini. I due fratelli Di Coste finirono in ospedale per via dei colpi ricevuti e furono dimessi con prognosi di 30 e cinque giorni.

I reati contestati al terzetto sono, a vario titolo, lesioni pluriaggravate e danneggiamento. Il danneggiamento si riferisce al fatto che un pugno in volto avrebbe rotto, di fatto, gli occhiali di Arcangelo Di Coste. Comunque vada e ferma restando la presunzione di non colpevolezza, ora la verità dovrà emergere a processo.

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