Omicidio Stasi, l’ultima chiamata agganciò una “cella” a circa un chilometro dal luogo del delitto

Neppure un chilometro di distanza da luogo del delitto. Non è chiaro di chi si sia trattato ma il cellulare della persona che per ultima si mise in contatto con Paolo Stasi intorno alle 17.30 agganciò una cella telefonica collocata tra via Simeana e via Fratelli Bandiera. Venti secondi di conversazione, poco dopo il buio e soprattutto la tragedia. Con chi parlò Paolo quell’ultima volta? La scheda Sim, dai tabulati incrociati dai carabinieri, è risultata intestata a un cittadino extracomunitario che nulla avrebbe a che fare col delitto. Eppure quel numero sul telefono di Paolo era registrato tra i contatti sotto un altro nome.

Si continua invece a battere la pista della droga – sarebbe circolata da casa Stasi, come ammesso da sua madre – senza però trascurarne delle ipotetiche altre. Il principale indagato resta un neo-maggiorenne – al momento dell’omicidio aveva ancora 17 anni – a casa del quale nel corso di una perquisizione sono stati sequestrati una pistola a gas e circa 9mila euro.

Il suo legale, Leonardo Andriulo, ha chiesto al Riesame il dissequestro e la restituzione immediata di arma e denaro al giovane in quanto la prima sarebbe innocua, mentre i soldi deriverebbero da regali di compleanno e risparmi da lavoro (il 18enne risulta essere operaio nell’impresa edile di suo zio). La famiglia Stasi, che al momento segue gli sviluppi delle indagini e confida negli sforzi di magistratura e investigatori, è assistita dall’avvocato Domenico Attanasi.

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