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Storia di Gentian: giunse in Italia con un barcone carico di albanesi, ora è executive chef in un ristorante di lusso. Lavorò anche da Saverio

Da semplice profugo in cerca di una nuova patria a executive chef in uno dei più lussuosi ristoranti della Toscana e d’Italia. La storia di Gentian Shehi, 40 anni, somiglia da vicino a una favola. Era il 7 marzo 1991 e di anni ne aveva otto, quando con la sua famiglia sbarcò a Brindisi a bordo di una carretta del mare ai tempi del primo massiccio esodo dall’Albania. Gli Shehi avevano portato con sé giusto il necessario, lasciandosi alle spalle una nazione allo sfascio, tra incertezza politica, crisi economica e povertà diffusissima. Qualcosa di molto lontano, insomma, dalla narrazione che oggi spesso si fa del Paese delle Aquile, persino divenuto meta turistica molto appetita grazie alle sue coste e ai prezzi ancora accessibili.

Papà e mamma scelsero una viaggio della speranza per loro e soprattutto per i loro tre figli, una speranza chiamata Italia. Sul barcone stavano stretti, era finita l’acqua e quella traversata sembrò loro lunghissima. L’approdo a Brindisi, coi primi gesti di accoglienza da parte della guardia costiera – finalmente delle bottigliette a bordo – e della popolazione poi, fu un sollievo e infuse l’idea seppur fioca di un futuro migliore.

Gentian e i suoi si stabilirono a Oria, accolti non come profughi ma come paesani: un po’ tutti si prodigarono per dar loro una mano e i genitori cominciarono anche a fare qualche lavoretto qua e là. Intanto, il piccolo Gentian cominciava a mostrare interesse per la cucina. L’interesse si fece passione, forse ereditata da uno zio chef a Durazzo dove comunque si mangiava povero ma nutriente. Pian piano, Gentian iniziò a conoscere – anche grazie agli apprendimenti sul posto di sua madre – la cucina tipica pugliese, mettendola in pratica.

Studiò qui nel Brindisino, ovviamente all’Alberghiero e nel frattempo lavorò nel ristorante da Saverio, nella sua Oria, sia come cameriere che in cucina. Quando finì la scuola, si fece forza, mollò gli affetti e raggiunse negli Stati Uniti (Michigan) un suo zio che lo fece assumere dal ristorante italiano Gino’s, dove trovò una cucina molto americanizzata.

Ben presto la italianizzò con tagliatelle fatte in casa, il ragù, le verdure in stile pugliese, le carni alla brace: “Fu così un successo che una volta a settimana Gino invitava gli italiani immigrati per gustare la ‘vera’ cucina italiana. Quei momenti in compagnia mi toglievano la nostalgia di casa e il desiderio di ricongiungermi con la mia famiglia”.

Nel 2011 però Gentian decide di tornare in Italia, a Firenze: prima un’esperienza al Four Seasons con Vito Mollica, poi il passo decisivo nel lusso più lussuoso: il ristorante Winter Garden dell’hotel St. Regis, agli ordini della nota chef toscana Valeria Piccini. Chef dal 2013, cinque anni dopo Gentian è stato promosso passando di grado a executive. Il sogno che diventa realtà, il primo lieto fine di una favola in quotidiana evoluzione. Senza rinnegare il passato o, meglio, i passati: nelle info del suo profilo Instagram si legge “Born in Albania, raised in Italy – Living in Florence”. Il suo cavallo di battaglia? Presto detto: i “pugliesissimi” tubetti con frutti di mare, patate e aria di prezzemolo…

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