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Castello di Oria: “Quella scala intorno alla torre del Cavaliere è del Comune e fu costruita per facilitare la fruizione del bene da parte del pubblico”

La futura riapertura del castello di Oria potrebbe passare – chissà – anche da una scala. Sì, proprio una scala. Quella che costeggia la Torre del Cavaliere e che dal 1934 al 2007, ma anche dopo seppure per un periodo di tempo limitato, ha consentito di accedere con maggiore facilità alla parte monumentale del monumento. Nei giorni scorsi, un cittadino oritano – dopo aver fatto una ricerca – ha scritto al Ministero dei Beni culturali, al prefetto, al sindaco e ad alcune associazioni per far presente una circostanza forse sfuggita ai più: quella scalinata, posta a lato dell’ingresso principale che dà sua Piazza D’Arme risulterebbe di proprietà del Comune e fu concessa dalla precedente proprietà per favorire l’ingresso dei visitatori.

Lo scrivente, che peraltro è un ex dipendente comunale, specifica nell’oggetto della missiva: “Castello Svevo di Federico II. Interruzione del diritto pubblico per visita alle torri, a seguito di vendita dell’immobile”.



Poi spiega: “Il Castello Svevo, demanio comunale dal 1879, necessitava di restauro e nel 1933 fu permutato con un palazzo privato (Palazzo Martini, ndr) per garantire una sede municipale. Per vantaggio di permuta, tra l’altro, il proprietario si obbligava, senza alcuna limitazione di tempo, a ‘far visitare le torri nei giorni e nelle ore che egli stesso vorrà designare a quei cittadini e forestieri che si recheranno a scopo culturale e storico’. Non aver pattuito un termine di scadenza proverebbe che la concessione, a tempo indeterminato, venne accettata dalle parti nell’esercizio del potere di autonomia che liberamente determinò il contenuto stesso del contratto, quindi la perpetuità del diritto, che giustificava la ragione essenziale dell’illimitatezza temporale della proprietà per il vantaggio di permuta concesso al Comune per il godimento pubblico del bene storico”.

Inoltre, è scritto: “Andrebbero verificati gli atti dell’epoca (indicati nella missiva, ndr) al fine di verificare se in vincolo di concessione, come proposto ed accettato dalle parti privo di scadenza, su pareri ottenuti anche dai Ministeri, fosse legalmente perenne e non limitato all’esistenza in vita del proprietario, degli eredi né di altri aventi causa in futuro”.

Ed ecco che si arriva alla scala: “Per rendere fattibile l’esercizio di tale obbligo, l’architetto Carlo Ceschi, che agiva per conto del proprietario (conte Giuseppe Martini Carissimo, ndr) e sotto il controllo della Soprintendenza delle Antichità e delle Belle Arti, indicò di costruire una scala esterna in muratura, accostata al monumento, che ruotando attorno alla torre del cavaliere, immetteva nell’atrio antistante a quella quadrata. Una struttura del tutto estranea, con l’apertura di un accesso nella parete della torre, certamente in armonia con il contesto storico del bene e, quindi, stabile tanto da non essere più rimossa nel tempo, perciò perenne”.

“La scala venne costruita fuori dalle mura del castello, a pochi passi dal suo ingresso principale, area racchiusa tra il castello e l’Episcopio, che nel 1933 era di proprietà del Comune. Le torri, che nel loro interno esponevano anche una ricca collezione archeologica di famiglia, furono aperte dai visitatori nel 1934/1935 tutti i giorni, festivi compresi”.

Il cittadino rammenta poi come il castello rientri nella categoria catastale A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici) che comporta notevoli agevolazioni fiscali ma anche vincoli e oneri come l’obbligo di ammettere il pubblico a visitare per scopi culturali l’immobile secondo determinate modalità (obbligo senza corrispettivo). Benefici cui oggi, a dire dello scrivente, non corrisponde un ritorno per la collettività essendo il castello chiuso. “Non si capisce quale sia stata la ragione che ha indotto il nuovo proprietario a chiudere le torri al pubblico (…) e ad appropriarsi dell’area esterna su cui insiste la scala; semmai, avrebbe dovuto sbarrare la porta all’interno della sua proprietà (quella nella torre, ndr) e consegnare le chiavi del cancello al Comune, tenuto conto che nel rogito del 2007 non emerge alcun elemento catastale – salvo svista – che attesti l’acquisto anche di quello spazio”.

Di qui l’invito a verificare quanto sostenuto. Ne frattempo, la proprietà – Borgo Immobiliare Srl – ha intenzione di realizzare al castello un museo (attività principale) con annessi bar, ristorante e forse foresteria (stanze per alloggi). La pratica, avviata nei mesi scorsi, risulta oggi interrotta in attesa di aggiornamenti progettuali.

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