Rapinarono anziano di soldi, gioielli e auto: indagini chiuse dopo cinque anni, quattro indagati

Avviso di conclusione delle indagini preliminari per quattro persone accusate di rapina aggravata e pericolo d’incendio, reati che sarebbero stati commessi quasi cinque anni fa tra le campagne di Oria. Il provvedimento è stato emesso dalla sostituta procuratrice di Brindisi Paola Palumbo nei confronti del 32enne M.C., di Avetrana (Taranto) già recluso nel carcere di Foggia, del 33enne E.C., residente ad Avetrana ma domiciliato a Latiano, del 37enne L.C., anch’egli residente ad Avetrana, del 54enne S.I., residente a Latiano. Sono tutti provvisoriamente difesi d’ufficio dall’avvocato Vincenzo Lanzillotti.

Secondo le risultanze delle indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Oria, a suo tempo comandata dal luogotenente Roberto Borrello (oggi in congedo), i quattro s’introdussero in casa di A.C., di età superiore ai 65 anni, in contrada San Cosimo alla Macchia, conoscendone le disponibilità economiche e l’abitudine di custodire denaro tra le mura domestiche. M.C., E.C. e L.C. sono ritenuti gli esecutori materiali del colpo, mentre S.I. avrebbe fatto da basista, palo e accompagnatore: proprio Ingrosso avrebbe conosciuto di persona la vittima e il fatto del suo avere con sé dei soldi.

Il luogotenente Roberto Borrello. Foto: Debora Mele

I primi tre, col volto coperto da passamontagna, avrebbero afferrato il proprietario di casa mettendolo faccia a terra e poi legandogli e poi legandogli le mani con fili elettrici e le gambe con un lenzuolo prelevato dalla stanza da letto. Dopodiché l’avrebbero minacciato con frasi del tipo: «Dacci i soldi, adesso ti spariamo». Infine si sarebbero impossessati di circa 5mila euro, di una collana in oro giallo con crocifisso e di una Citroen C3 Picasso (impiegata per la fuga).

In seguito, il quartetto si sarebbe diretto verso Torre Santa Susanna e fra le campagne di questo secondo comune avrebbe cercato di incendiare quella Citroen C3 per cancellare le tracce eventualmente lasciatevi all’interno. Un’operazione riuscita solo in parte, giacché giunse rapidamente sul posto una pattuglia dei carabinieri della stazione di Oria che – con l’estintore in dotazione – riuscì a spegnere il principio d’incendio senza neppure interessare del caso i vigili del fuoco.

La questione fu ricostruita sostanzialmente presto dai militari dell’Arma, che consegnarono l’informativa in Procura nel giro di un mese o poco più, corredata da intercettazioni ambientali e telefoniche a carico degli indagati. Al tempo, era pure indicato – quale ipotesi di reato – il sequestro di persona, una fattispecie penale che a seguito della riforma della giustizia Cartabia è diventata procedibile a querela di parte, mentre allora era procedibile d’ufficio.

Quell’ulteriore accusa a carico dei quattro indagati è quindi nel frattempo decaduta secondo il noto principio giuridico del “favor rei” secondo cui, nel diritto penale, se una legge successiva introduce sanzioni più favorevoli per un reato, queste devono essere applicate retroattivamente, beneficiandone l’indagato o nel caso di processo l’imputato.

Come sempre, le persone sottoposte a indagini si presumono non colpevoli fino a eventuale sentenza di condanna passata in giudicato.

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