I palloncini con la forma delle moto e gli applausi all’uscita del feretro, ma soprattutto le lacrime trattenute a stento da familiari e amici. Nel pomeriggio di oggi (lunedì 25 agosto 2025) la comunità di Oria ha tributato il suo ultimo saluto a Francesco Braccio.
Il 49enne, operaio ex Ilva, ha perso la vita sabato scorso intorno alle 9.30 mentre percorreva la strada che collega Manduria e la frazione di Uggiano Montefusco, una di quelle che portano al mare (principalmente da e per Campomarino di Maruggio).
Lo stesso parroco della chiesa di San Domenico, don Ivan Cavaliere, ha trovato qualche difficoltà nell’affidare al Cielo la salma di Francesco e nel consolare la moglie Francesca, il figlio Mattia e tutti i parenti che erano legatissimi a una persona solare e sincera.
Francesco Braccio ha perso la vita a causa di un incidente che non gli ha lasciato scampo e le cui cause sono ancora in fase d’accertamento da parte della polizia locale di Manduria. Secondo le prime ricostruzioni, la sua moto – una Caballero 500 del 2024 – ha impattato contro un’auto e poi il centauro è finito contro un’altra auto che procedeva nel senso opposto di marcia.
Chi conosceva Francesco lo descrive come una persona prudente, incapace di follie alla guida perché teneva tantissimo ai suoi affetti ed era innamorato della sua stessa vita. Era appassionato non solo di moto, ma anche di bici e palestra: fu tra i fondatori del gruppo ciclistico Fuorisoglia di Francavilla Fontana. Era anche un donatore Avis. Un uomo con la testa sulle spalle che – al di là di ogni convenevole post mortem – ha lasciato troppo in fretta la sua vita terrena, oltre che un vuoto difficilissimo se non impossibile da colmare.
Come accennato, la dinamica del sinistro è ancora tutta da definire. L’impressione è che però si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Poi il destino o comunque qualcosa di già scritto da qualche parte ci ha messo il resto. Non meritava di morire così, ammesso e non concesso che qualcuno meriti di morire così.