Il caso della scuola “Rodari” di Francavilla Fontana finisce davanti al Tribunale amministrativo regionale. Il Primo istituto comprensivo di Francavilla Fontana – sostenuto da Ministero, Ufficio scolastico territoriale e avvocatura dello Stato – ha impugnato le delibere (una d’indirizzo della Giunta, una decisoria del Consiglio comunale) con le quali, nei mesi scorsi, il Comune ha revocato il vincolo di destinazione scolastica di un immobile in via Settembrini, peraltro di recente rimesso a nuovo.
Secondo il presidente del Consiglio comunale e consigliere regionale Maurizio Bruno quei locali potrebbero un giorno ospitare il Centro occupazionale, sebbene la questione debba comunque passare da un avviso e una gara pubblici.
Il Consiglio d’istituto del Primo comprensivo – diretto da Margherita Vitale – l’aveva detto chiaramente: a noi quel plesso destinato a scuola dell’infanzia serve ancora, eccome. Ma nulla, alla fine la politica ha ritenuto che la scuola possa continuare ad arrangiarsi.
Non così per lo stesso Primo comprensivo che ha presentato ricorso con l’intenzione di dimostrare l’esatto contrario. Il caso è però anche o soprattutto politico: già in Giunta, gli assessori Domenico Attanasi (vice sindaco) ed Eleonora Marinelli si erano dichiarati contrari al provvedimento. Alla fine, comunque, come in Consiglio comunale, l’aveva spuntata la linea Bruno.



Ed emerge un altro particolare: al momento – salvo cambiamenti – il Comune sarà difeso dall’ufficio legale interno e non, a differenza che in altre occasioni, da uno specialista esterno. Non è ancora chiaro come l’abbia presa Bruno, ma vi è pur sempre da ricordare – senza insinuare alcunché rispetto a quanto espresso in Giunta dal diretto interessato e pubblicamente da Idea per Francavilla di cui è espressione – che assessore al Contenzioso è Attanasi.
Nel dibattito si è insinuato, intanto, l’ex senatore Euprepio Curto (oggi consulente esterno della Commissione parlamentare antimafia). Di seguito il commento di Curto sulla questione:
Non so dire – e, peraltro, mi interessa molto relativamente – quale sarà, sul “Caso Rodari”, la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale.
In qualsiasi caso, qualunque sia la decisione, essa costituirà la prova provata del fallimento politico dell’Amministrazione Denuzzo.
Non ho difficoltà ad ammettere che la decisione di modificare la destinazione d’uso della struttura senza il coinvolgimento e l’assenso dell’Ufficio Scolastico Regionale, e, per esso, del Ministero dell’Istruzione e del merito, costituisce la prova provata dell’analfabetismo tecnico-giuridico, oltre che politico, che caratterizza i vertici di Palazzo Imperiali.
Né a giustificare la sciagurata decisione può essere invocata la situazione di r.p.e. (leggasi: ricatto permanente effettivo) cui il consigliere regionale Maurizio Bruno sottopone sin dall’inizio Legislatura l’Amministrazione Denuzzo.
Così come nessun motivo di esultare – tutt’altro – ha controparte se per far prevalere la propria tesi ha bisogno – sempre che tal fatto si avveri – del pronunciamento del Tar.
In estrema sintesi: messa alla prova su un tema di natura squisitamente politica, la maggioranza che governa Palazzo Imperiali ha messo a nudo tutti i limiti del proprio agire politico.
Senonché, in disparte il primo tema, dalla vicenda ne emerge un secondo, addirittura di maggior delicatezza amministrativa, costituto dal ricorso all’avvocatura interna, fino all’altro ieri bistrattata dall’ingiustificato ricorso a professionisti esterni anche a fronte di attività giudiziale sostanzialmente ordinaria.
Sicché, prendendo a memoria il noto motto Andreottiano, secondo cui “ a pensar male si fa peccato, ma frequentemente ci si azzecca”, non si può non essere colti da un dubbio atroce: che l’Avvocatura interna venga utilizzata, oggi, per l’esatto opposto motivo per cui non fu utilizzata ieri…
Ovviamente, se così dovesse essere, vi è motivo di ritenere che “mala tempora currunt…”.