di Angelo Camassa
In queste ore a circa una 60 di giorni dalle prossime possibili elezioni regionali pugliesi si cercano ancora candidati ufficiali alla carica di presidente della giunta regionale. Questo vale sia per il centrosinistra, che ha governato gli ultimi 20 anni, sia per il centrodestra, che dopo 20 anni ancora non è riuscito a costruire una leadership regionale in grado di essere reale alternativa.
Certamente, la situazione tra le due principali e antagoniste coalizioni politiche è ben diversa. Nel centrosinistra c’è una situazione surreale: fino a qualche giorno fa, i due ex presidenti degli ultimi 20 anni (considerando che entrambi hanno fatto due mandati da cinque anni ciascuno) per ragioni di opportunità politica avevano deciso di candidarsi al ruolo di semplici consiglieri regionali, dove il “semplice” è puro eufemismo.
Era ed è evidente che queste candidature non avevano solo lo scopo di essere portatori di voti, ma soprattutto di confermare un ruolo di leader dei propri gruppi di riferimento. Era quasi ovvio che il candidato in pectore (per diverso tempo, Antonio Decaro è stato indicato indicato come il principale papabile) in questa configurazione si sentisse stretto. Anche lui è leader di un gruppo costituito in buona parte da attuali ed ex amministratori locali.
Si sa che dove tanti galli cantano (dove ci sono tanti leader) non fa mai giorno, quindi si governa con continui compromessi e tempi lunghi per decidere. Ecco perché il candidato in pectore del centrosinistra pugliese ha posto una questione politica: se deve toccare a me, me la vedo io senza “aiutini” da altre personalità politiche di spicco.
Una visione in linea teorica condivisibile: del resto, chi ha già dato un contributo in un ruolo politico (presidente della Giunta regionale) è giusto faccia altro o torni a fare ciò che faceva. La logica del limite dei due mandati è, in fondo, proprio questa. Pertanto, seppure la legge non indica come impossibile candidarsi a semplice consigliere regionale, in sostanza è come rimpastare la stessa farina e dalla stessa farina quindi non si può che fare lo stesso pane.

Resta il fatto che non è che pur non essendoci fisicamente i due ex presidenti, ci si possa sfilare dal solco degli ultimi 20 anni; anche perché il contesto politico resta inalterato. Quindi, dato che Decaro ha nel frattempo raggiunto a suon di voti un altro ruolo prestigioso (quello di parlamentare europeo nonché di presidente di una Commissione parlamentare, è più utile alla Puglia e all’Italia intera che resti in quel ruolo, forse meno visibile ma certamente dalle prospettive politiche molto più interessanti quanto utili per il futuro prossimo).
Ci si lamenta spesso delle politiche europee ma si dimentica di dire che la capacità di influenzare queste politiche da parte dei nostri parlamentari è spesso inesistente anche perché molti di loro sono lì ma continuano a fare politica in Italia, quindi sono distratti o poco attenti.
Finalmente abbiamo un parlamentare che ha imparato le “lingue” (riferimento al suo spot elettorale) per rappresentarci bene, perciò ci rappresenti fino in fondo e fino a fine mandato. Per il ruolo di candidato presidente del centrosinistra ci sono tante personalità nella regione potenzialmente altrettanto in grado di svolgere egregiamente il compito.
Primo fra tutti, il presidente della Provincia di Brindisi (e sindaco di Mesagne) Toni Matarrelli, che ha ottenuto forse il record nazionale di preferenza per la sua elezione (95%). Sarebbe una nuova linfa e un segnale che il centrosinistra pugliese non è fossilizzato solo su possibili candidati baresi.
Nel centrodestra si sa, per ora, che il candidato presidente sarà una scelta di equilibrio tra i vertici nazionali, anche perché da 20 anni quest’area politica è in cerca di un leader regionale capace di tenere uniti non solo i simboli ma di “infiammare” il popolo pugliese, che soltanto in occasione di elezioni nazionali ed europee vota e si riconosce nel centrodestra.