Ipotesi patteggiamento a tre anni per papà Argentina: ferì ma non uccise suo figlio

Sferrò diverse coltellate al figlio, che morì in ospedale ma non a causa di quelle coltellate. La questione giudiziaria che interessa il 72enne Angelo Argentina potrebbe definirsi con un patteggiamento a tre anni di reclusione, sempre che la giudice per l’udienza preliminare considerasse congrua l’intesa raggiunta tra pubblica accusa e difesa.

I fatti finiti sotto indagine risalgono allo scorso 12 marzo, quando il 44enne Stefano Argentina rimase gravemente ferito proprio di fronte alla villetta di famiglia in contrada Cicoria, a Francavilla Fontana, al culmine di un aspro litigio col padre. I due giunsero a un contatto fisico e partirono dei fendenti all’indirizzo del più giovane, che stramazzò al suolo e fu trasportato d’urgenza in ospedale prima a Francavilla Fontana e poi a Brindisi. Il genitore finì in carcere, ma ne uscì – dietro impulso dell’avvocato Massimo Romata – dopo che i risultati dell’autopsia evidenziarono come Stefano non fosse deceduto a causa delle ferite da coltello ma per via di pregressi problemi di salute.

Come detto, era il 12 marzo. Nella tarda mattinata, intorno all’ora di pranzo, Angelo e Stefano Argentina ebbero un alterco e poi vennero alle mani a seguito dell’ennesimo litigio, in quel caso – pare – legato al presunto uso improprio di un’auto da parte del figlio. Il giorno dopo, quest’ultimo morì in un letto d’ospedale del reparto di Rianimazione del “Perrino” e il primo indiziato del delitto – s’ipotizzò dapprima un tentato omicidio, poi un omicidio volontario – fu proprio suo padre Angelo, anche se il coltello impiegato per l’aggressione non fu mai ritrovato dai carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana. Inizialmente, tutto lasciava presupporre un assassinio e il 72enne fu ristretto nel carcere di Brindisi, ma il sostituto procuratore Alfredo Manca decise di andare a fondo alla vicenda e conferì incarico per accertamento tecnico irripetibile (esame autoptico) al medico legale Domenico Urso. Intanto, nelle more, l’avvocato Romata chiese e ottenne la scarcerazione e i domiciliari per il suo assistito.
L’esito dell’autopsia, cui presero parte anche i medici legali Giovanni Taurisano, per il 72enne, e Donato Sardano per gli altri figli di Argentina, assistiti dall’avvocato Michele Fino, giunse qualche mese dopo. All’esame prese parte, incaricata dal pm, anche la genetista Giacoma Mongelli.

Da lì emerse come, in realtà, la morte del 44enne fosse sopraggiunta per una crisi cardio-respiratoria originata da pregresse e precarie condizioni legate con ogni probabilità ad altri problemi di salute. Nel senso: probabilmente, quelle coltellate non sarebbero state sufficienti a ucciderlo. Così, l’ipotesi di reato mutò radicalmente: non più omicidio volontario ma lesioni gravissime. Ed è l’ipotesi di reato per cui a tutt’oggi si procede. Nel frattempo, il 72enne è già tornato libero da tempo, mentre il suo legale è sceso a patti con la Procura: tre anni è stata ritenuta dalle parti una pena congrua rispetto alla posizione del presunto reo. L’ultima parola spetterà comunque il prossimo 21 ottobre alla gup Barbara Nestore.

Resta aggiornato

Iscriviti alle nostre newsletter

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com