Di seguito, alcune considerazioni di Futura Oria a margine dell’incontro sul Pug – aperto alla partecipazione popolare – tenutosi ieri nell’aula consiliare del municipio:
Ieri si è tenuto un incontro nell’aula del nostro Consiglio comunale sul proseguimento dei lavori di progettazione del PUG. Erano presenti poche persone, perché – come al solito – questa amministrazione, su certi temi, è sempre piuttosto avara di comunicazione, tanto che nemmeno la pagina social istituzionale del Sindaco ne dava alcuna evidenza.
Questa sembra essere la cifra stilistica di una maggioranza che intende la partecipazione solo di alcuni e solo in determinati ambienti, salvo poi organizzare incontri di facciata in cui, in realtà, è preclusa ogni reale attività di co-progettazione.
Ieri ci saremmo aspettati, da parte del Sindaco e dell’assessore al ramo, una spiegazione chiara degli obiettivi che la politica ha consegnato al progettista rispetto al futuro della città, a prescindere dall’atto di indirizzo, che però non c’è stata.
Abbiamo ascoltato per quasi due ore l’architetto Andreassi, che ha ben spiegato cos’è un PUG e ci ha illustrato il lavoro grafico – fatto di tavole – già svolto, ma ci è parso un discorso piuttosto didascalico, dal quale si è compreso poco, almeno per ora, riguardo alle prospettive di sviluppo del piano.
A dire il vero, una cosa l’abbiamo capita, perché l’hanno ripetuta più volte il Sindaco e l’assessore: dobbiamo essere rapidi.
Questo pare essere l’unico aggettivo – o meglio, l’unica qualità – consegnata al progettista del piano da parte dell’attuale amministrazione, evidentemente a fini elettorali.
Fermo restando che nessuno vuole bloccare per decenni l’approvazione di questo importantissimo strumento, mi chiedo: quali sono i tempi dell’ascolto e della comprensione delle caratteristiche, delle problematiche e dei bisogni di un territorio?
Quanti e quali strumenti si devono attuare per produrre un piano che sia multidimensionale e site specific, capace di cogliere realmente le molteplici sfaccettature della nostra comunità?
Io avrei preferito parlare del metodo, del patto che necessariamente deve instaurarsi tra progettista, politica e territorio, piuttosto che tenere incollati alla sedia i pochi cittadini di fronte allo scorrere di faticose tavole tecniche.
A fine serata abbiamo fatto notare che non si era fatto cenno alle tante proposte inviate al progettista dalla cittadinanza e che ci è sembrato poco interattivo il metodo di partecipazione finora adottato.
Abbiamo semplicemente chiesto di promuovere un maggior confronto e di non considerare solo l’aspetto della rapidità, perché uno strumento così importante deve maturare bene sull’albero e non essere frettolosamente raccolto acerbo.
Ovviamente, nessuna grazia nei nostri confronti, nessuna gratitudine per l’interessamento e la partecipazione, ma solo locuzioni sbeffeggianti e accuse, come se fossimo lì a chiedere chissà cosa.
Ma almeno in questo, Ferretti rimane coerente.