Un furto di patate, uno sparo e quattro arresti: i dettagli dell’operazione dei carabinieri

Nel titolo di cui sopra c’è il riassunto di una straordinaria mattinata di follia consumatasi lo scorso 13 giugno (il giorno prima era stato ucciso il brigadiere capo dei carabinieri Carlo Legrottaglie) in contrada Cicoria tra le campagne di Francavilla Fontana.

Cos’accadde quel giorno? Accadde che un paio di persone – una coppia – si recarono in un fondo agricolo per rubare patate (se ne conteranno circa 30 chili) e furono scoperte dai titolari dell’impresa agricola e da un bracciante, che tentarono di fermarle.

I due riuscirono comunque a fuggire a bordo di una Fiat Croma dopo essersi raccomandati: «Non chiamate i carabinieri né nessun altro». Ordine al quale quegli altri “disobbedirono”.

Non trascorsero neppure 20 minuti che si ritrovarono di fronte non due ma tre persone, una delle quali armata di pistola che non esitò a sparare contro il presunto bracciante “infame”: secondo loro avrebbe dovuto lasciar rubare gli ortaggi e soprattutto non avrebbe dovuto contattare le forze dell’ordine.

L’uomo fu sparato di spalle mentre cercava di scappare e il proiettile lo raggiunse al gluteo procurandogli lesioni gravissime nella zona dell’inguine con interessamento delle ossa (tutt’oggi ha problemi).

Le ricostruzioni dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Francavilla Fontana hanno condotto, in questi mesi, a identificare i quattro presunti autori tanto di quel furto, quanto della successiva vendetta.

Sono tutti finiti in carcere per esigenze cautelari che la gip del Tribunale di Brindisi Vilma Gilli ha valutato come stringenti. Gli arrestati rispondono ai nomi di Domenico Calabretto (52 anni), Yuleidy Melendez (44 anni, nata a Cuba e compagna del primo), Daniele Calabretto (26 anni, figlio di Domenico Calabretto), Giuseppe Nisi (19 anni, amico di Daniele Calabretto).

Secondo le ricostruzioni, Domenico Calabretto – già sottoposto alla detenzione domiciliare, con varie concessioni di legge – e la sua compagna Melendez avrebbero preso di mira le patate per rubarle. In un momento successivo, sarebbe partita la spedizione punitiva: a bordo di un’Audi station wagon di colore nero, sarebbero giunto in quello stesso terreno di contrada Cicoria Daniele Calabretto, Melendez e Nisi (quest’ultimo alla guida).

Melendez avrebbe indicato il bracciante contro il quale vendicarsi, poi Calabretto junior avrebbe fatto fuoco. Nisi non si sarebbe sottratto al piano criminale.

Il tutto, si potrebbe banalmente sintetizzare, per un pugno di patate.

Gli indagati saranno nei prossimi giorni sottoposti a interrogatorio di garanzia, assistiti dai loro legali.

Quanto riportato, ovviamente, si fonda sulle risultanze investigative e giudiziarie, non implicando la colpevolezza degli indagati. Questi ultimi saranno da ritenersi colpevoli soltanto nel caso di sentenza di condanna passata in giudicato.

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