La distanza economica tra la Serie A e la Serie B è sempre più evidente. Possiamo vederlo nei bilanci, negli ingaggi e perfino nelle quote calcio del weekend. La lega maggiore muove dei numeri ben più grandi, basta considerare che i diritti TV della serie A valgono circa 900 milioni tra DAZN e Sky, mentre la Serie B arriva appena a 60 milioni.
I diritti TV sono la causa di questa differenza incolmabile
Partiamo dal dato che pesa di più. La Serie A ha blindato un accordo domestico fino al 2028-29 che porta circa 900 milioni l’anno, a cui si sommano le vendite internazionali. È questo che sostiene larga parte dei ricavi dei club. La Serie B, invece, ha trovato un’intesa per il triennio 2024-2027 con DAZN, ma il valore totale stimato del pacchetto è di circa 60 milioni di euro l’anno per tutta la Lega. Questo significa che ci sono meno risorse da dividere fra 20 club e più dipendenza dagli stadio e dagli sponsor locali. Per capire l’impatto: nella stagione 2022/23 la media da diritti TV per un club di B è stata stimata attorno ai 2,6 milioni, già allora un valore lontano anni luce dalla A. Con i nuovi accordi, lo scenario non cambia la sostanza, la forbice resta ampia.
Paracadute e taglio degli stipendi: strategie per attutire, non soluzioni
Nel passaggio dalla A alla B entrano in gioco dei cuscinetti per attutire il colpo. Il paracadute per le retrocesse può andare da circa 10 a circa 25 milioni a seconda dell’anzianità in A. È denaro che permette di onorare i contratti e di ristrutturare i costi senza compromettere, almeno subito, il progetto sportivo. Da quest’estate c’è anche un’altra rete di sicurezza, il nuovo accordo collettivo prevede un taglio automatico del 25% degli stipendi in caso di retrocessione dalla Serie A. È un meccanismo pensato per allineare il costo del lavoro ai ricavi più bassi della B. Utile, sì, ma non basta a colmare la differenza strutturale di fatturato tra i due campionati.
Stadio, sponsor e percezione del torneo: dove la B può crescere
Per colmare parte del gap, la B può lavorare sul contesto locale. Ha bisogno di stadi più pieni, di servizi matchday migliori e di partnership territoriali che parlano al pubblico di riferimento. A livello macro, però, nei top campionati europei la voce broadcast resta spesso la più pesante o la seconda voce per peso, insieme al commerciale. Quindi, è chiaro che la TV continua a guidare l’economia del calcio. La Serie B è tradizionalmente equilibrata e imprevedibile. È un tratto che emerge anche dal modo in cui i media leggono le partite e dalle quote di mercato, se dai un’occhiata alle quote serie b su betfair, ti accorgi spesso che le lavagne sono più strette rispetto ad alcuni mismatch della A. All’orizzonte ci sono delle possibili novità normative, il Governo ha messo mano alla regola del no single buyer per i diritti domestici della Serie A. Se confermata, la riforma potrebbe incidere sulle gare future e, indirettamente, sui flussi di mutualità verso la B.